Gel, sedie e “steward”: così ripartono le messe

LUGO.Le messe da domani si potranno celebrare davanti al pubblico, non più come prima ma con semplici accorgimenti. C’era molta attesa per questo “via libera”, molti fedeli consideravano abnorme questa privazione; qualcuno ha cercato di attenuarla online, pochissimi hanno ceduto violando qualche restrizione, compiaciuti da qualche indisciplinato sacerdote, poi subito ripreso e fermato. Ogni Diocesi ha provveduto a stilare dei protocolli con le linee guida, poi divulgate alle singole parrocchie. Norme chiare e scrupolose: per i fedeli saranno affisse agli ingressi (alcune diffuse sui social), mentre per i volontari con funzioni di steward e gli stessi sacerdoti sono da imparare a memoria, senza libertà d’interpretazione.

I fedeli dovranno indossare mascherine senza valvola, igienizzarsi le mani all’ingresso, mantenere le distanze tra loro, non spostarsi dal posto in cui stazioneranno oltre ad assicurarsi di essere in ottime condizioni di salute. A controllare che tutto ciò sia fatto ci penseranno degli assistenti volontari che – con le stesse norme precauzionali dei fedeli – aiuteranno nel deflusso i presenti, supportando chi ne avesse bisogno.

Compito dei sacerdoti è predisporre gli spazi e programmare lo svolgimento delle singole funzioni. «Abbiamo sanificato tutta la chiesa, i banchi e le sedute e lo rifaremo a ogni rito; ora ci prepariamo alla prima celebrazione in epoca coronavirus – commenta don Leo, della Collegiata di Lugo –. Per le mani non ci sarà più l’acqua santa ma un dispenser di gel sanificante, ci scambieremo un “segno di pace” con una cordiale occhiata o un cenno del capo; useremo un’asta allungabile per le offerte e le confessioni solo in sacrestia. Io sto anche valutando di dare le ostie per la comunione con una pinzetta, per evitare qualsiasi contatto manuale».

Già, l’eucarestia è l’aspetto più delicato. Di fatto è qualcosa di “alimentare” che dev’essere trattato di conseguenza. Il dubbio è che nel passaggio sacerdote-fedele quella “particola” possa veicolare particelle infettive. Nei protocolli gel disinfettanti e guanti monouso sono obbligatori, ma non tutti sono disposti a seguirli. «Faremo rispettare tutte le disposizioni, abbiamo anche svuotato la navata dai banchi per lasciar solo le sedute, però la comunione la darò nelle mani dei fedeli senza nessun guanto – afferma Pierpaolo Martignani, parroco di Bagnara –; è un atto di rispetto verso il Signore. Userò il gel igienizzante e quindi la mia mano sarà sterile come se indossassi un normale guantino in plastica». Una presa di posizione forte, che stride con quelle che sono le disposizioni e che rischia di trovare anche il malcontento di qualche fedele, che forse imporrebbe al sacerdote l’utilizzo dei guanti; ma il parroco è irremovibile: «In questo caso io non darei la comunione». C’è ancora un giorno per ravvedersi e desistere da questa “carenza precauzionale”, anche se la stessa Cei ha chiesto al Governo di poter rinunciare al guanto, ma solo per motivi igienico-sanitari.

«Per ora è obbligatorio l’utilizzo dei guanti e quindi i nostri sacerdoti devono attenersi scrupolosamente a queste disposizioni – la risposta di monsignor Giovanni Mosciatti, vescovo della Diocesi di Imola –. Siamo entusiasti di questa ripartenza proprio nella settimana delle rogazioni alla Madonna in attesa di domenica 24 maggio, festa dell’Ascensione di Gesù; sarà anche una settimana in cui testare e calibrare queste disposizioni».

Tutti felici e pronti di ripartire? Non proprio tutti: i chierichetti non ci saranno, per limitare i contatti. Dovranno attendere ancora un po’.

Commenti

Lascia un commento

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui