Lugo, ricordando Cecè, tra i primi a rivendicare di essere gay


A quei tempi ci voleva del coraggio per passare sotto al Pavaglione vestendo un maglioncino rosa, ma lui con consapevolezza e convinzione se ne fregava del pensiero altrui e del periodo fascista.

A osare così tanto era il giovane Antonio Folicaldi, personaggio iconico di Lugo, che tutti conoscevano come “Cecè”. È scomparso nel 2003 all’età di 75 anni, ma per tutta la vita la sua omosessualità non l’ha mai nascosta, anzi ne ha saputo valorizzare i tratti estetici e bizzarri, sdoganando in città la parola gay, molto spesso pronunciata in un verace e denigratorio dialetto romagnolo.

Il suo essere eclettico gli ha sempre giovato. A partire da quell’alias affibbiatogli da qualche suo amico che vedeva in lui “Il bel Cecè”, un personaggio vanitoso ma buono, sempre vestito in modo impeccabile e col cilindro in testa, che compariva spesso nelle storie del Signor Bonaventura, altro personaggio immaginario dei fumetti pubblicato in passato dal Corriere dei Piccoli.

Parlare di lui oggi, nella Giornata internazionale contro l’omofobia, la transfobia e la bifobia, è come raccontare l’evoluzione culturale dello scorso secolo che, anche grazie alla sua figura, anche in una piccola città come Lugo è lentamente avvenuta.

Dopo aver terminato il liceo Classico andò a lavorare nella bottega del padre, un negozietto del Pavaglione in cui si vendevano raffinati accessori per signora.

«Io voglio essere quello che sono»: lo diceva spesso, rivendicando quell’essere gay che “indossava” con classe ed eleganza, una condizione accettata subito dai genitori ai quali era molto legato.

In realtà Tonino – così lo chiamavano gli amici di sempre – non ha mai avuto paura di nessuno, riuscendo al contrario a suscitare qualche sorriso o catturare sguardi sospetti, talvolta invidiosi.

Il suo dress code, dalle pellicce ai fantasiosi anelli, non è mai passato inosservato, così come le vetrine che creava. Per tutta la vita infatti è stato uno dei vetrinisti più famosi e ricercati: le maison più blasonate si contendevano la sua arte, capace di dare dinamismo a qualsiasi capo allestiva.

Sempre in giro tra Milano e Firenze, non ha mai trascurato l’altra sua grande passione: la musica lirica. Oltre al Rossini, era spesso presente all’Arena di Verona, invitato personalmente dai direttori e potendo vantare amicizie importanti, come quella con Maria Callas. Tuttavia non sapeva resistere a prendersi la scena in quei teatri e quindi spesso a fine spettacolo si alzava in piedi e lanciava sul palco delle rose.

«Veniva a mangiare da me dopo ogni spettacolo, poi praticamente ogni giorno – racconta Daniele Francesconi, ex proprietario della Trattoria del Teatro e tra i migliori amici di Folicaldi -. Sono stato con lui fino all’ultimo giorno in ospedale, ma non solo. Dopo la sua morte è toccato a me liberare l’appartamento dalla mole impressionante di abiti che aveva accumulato; oggetti di valore, soprattutto stilistico. Quelli in stato accettabile fortunatamente sono stati presi e archiviati da Angelo del Vintage Palace, e quindi continueranno a raccontare un po’ della storia di Tonino».

Nel dicembre 2017 Valentina Gasperini, che come lui vive a Lugo ed è vetrinista di professione, ha voluto omaggiare Folicaldi con un allestimento artistico delle vetrine di alcuni negozi del Pavaglione. Finora, ahimè, pare essere l’unico tributo a Cecè nella sua città, che magari potrebbe pensare a riproporre l’iniziativa l’anno prossimo, nel 20° anniversario della sua morte. Per la città sarebbe davvero una bella vetrina, forse come quelle per le quali lui è diventato così prestigioso.

Commenti

Lascia un commento

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui