Lugo, preso baby rapinatore al parco: “Zitto o ti spacco la testa”

Derubato del monopattino elettrico, al solo scopo di attirarlo in una trappola, un luogo isolato nel quale rapinarlo di soldi e orologio. E’ quanto accaduto mercoledì nel “Parco delle tre vie” a Lugo, dove la polizia di Stato ha arrestato con l’accusa di rapina impropria un ragazzino di 16 anni residente in città. Vittima un 17enne residente a Bagnacavallo, che in lacrime si è presentato al commissariato per denunciare l’accaduto. Anche perché nel tentativo di recuperare la refurtiva si è sentito proferire minacce di un certo tenore: «Non dire a nessuno quello che è successo, guai a te se lo fai, non farlo perché sennò ti spacco la testa con una pietra».

Nel parco con il “branco”

Non era solo il 16enne. Insieme ad altri tre amici si trovava nel parco per un altro scopo ben preciso: regolare i conti con un minorenne al quale avevano venduto droga, che rimasto insoddisfatto dalla qualità, aveva chiesto di essere rimborsato. In quel frangente, il 17enne si sarebbe trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Perché intercettato da uno dei pusher, è stato scalzato dal monopattino, dopo aver negato un giro di prova. Per tentare di recuperarlo è salito in sella alla bicicletta prestata da un amico, testimone della scena, seguendo il 16enne fino a quando non è stato quest’ultimo a farsi raggiungere. Aveva uno scopo ben preciso: riupulire della preda. Ci ha provato prima mettendogli le mani nelle tasche, poi con fare minaccioso si è fatto consegnare quasi un centinaio di euro in contanti e il costoso orologio di marca che aveva al polso. Poi, dopo la minaccia, è scappato con la bici usata dalla vittima per inseguirlo.

Servendosi della descrizione fatta dai testimoni, le ricerche dei poliziotti non hanno impiegato molto tempo a intercettare il delinquente. Arrestato per rapina aggravata, è stato portato nel carcere minorile di Bologna, in attesa dell’udienza di convalida che si è tenuta ieri.

Difeso dall’avvocato Nicola Casadio, il giovane ha sostenuto che la vittima gli avesse prestato i soldi di sua spontanea volontà, così come l’orologio. Dichiarazioni ritenute però dal giudice Francesca Salvatore non credibili. Considerando la gravità del fatto e le «modalità pericolose e sopraffattorie», ha ritenuto che la famiglia non possa «essere un riferimento contenitivo idoneo». Dunque, alla luce del pericolo di reiterazione ha deciso di scarcerare il giovane per affidarlo a una comunità.

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