Forse si sono ricordati del settimo comandamento – “non rubare” – e hanno desistito, ma più probabilmente hanno solo “peccato” di ingenuità, andando via a mani vuote. Qualunque sia stata la motivazione, è l’esito dell’assalto della nella nottata tra giovedì e venerdì scorsi, all’interno della chiesa di San Francesco di Paola, in corso Garibaldi a Lugo.

Tentativo a vuoto

«Verso le 4 ho avvertito dal mio alloggio un rumore sordo – racconta il parroco don Carlo Sartoni – ma non sono andato a controllare perché pensavo venisse dalla strada. La mattina riaprendo la chiesa per la messa mi sono invece accorto che qualcuno si era introdotto all’interno, calandosi da una impalcatura utilizzata per alcuni restauri».

Il guaio è che per entrare i ladri hanno rotto una vetrata del XIX secolo rappresentante il “Pio Pellicano”, una composizione di grande valore economico e artistico. Ad agire, almeno due persone, sicuramente passate qualche giorno prima in perlustrazione. Chi entra in chiesa sa dove andare, ma non proprio cosa fare. I due si dirigono alla piccola cassaforte con le offerte dei fedeli, decidendo di smurarla dalla colonna con delle picconate. Non riuscendoci, cercano di squarciare la cassetta blindata con lo stesso strumento, ma rinunciano presto, forse dopo diverse imprecazioni non consone al luogo sacro. Esasperati, scaricano tutta la loro rabbia contro la vetrata del confessionale adiacente, disintegrandola poi cercano di scassinare un armadietto – che in realtà era già aperto – per poi tentare invano di scardinare la porta d’ingresso della canonica. Tutto inutile, rinunciano e vanno via passando dalla sacrestia.

Indagini in corso

Il parroco ha chiamato i carabinieri di Lugo, intervenuti immediatamente sul posto, e sporto denuncia verso ignoti. «La nostra Chiesa è dotata di vari allarmi volumetrici e impianti di videosorveglianza – chiarisce don Carlo – alcuni dei quali momentaneamente disattivati per il restauro di alcuni affreschi; probabilmente sono stati immortalati nelle immagini».

Il danno è ingente, circa 7mila euro, mentre il “tesoretto” che i ladri avrebbero potuto prelevare dalla cassaforte erano di appena 70 centesimi. «Se li perdonerei? – conclude il sacerdote trovando il modo di sorridere – Certamente, basterebbe che venissero a confessarsi e s’impegnassero a risarcire il danno».

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