Lugo, palpeggiò la volontaria: ridotta di 5 mesi la pena al 62enne

Pena ridotta di cinque mesi, ma nella sostanza le accuse sono confermate. La corte d’appello di Bologna ha condannato a 2 anni e 7 mesi Gabriele Mauro, 62enne di origine bolognese ma residente nella Bassa Romagna, un tempo membro del consiglio di amministrazione della Pubblica Assistenza di Lugo, accusato di violenza sessuale per avere palpeggiato una giovane volontaria che stava facendo il servizio civile all’interno dell’associazione.

Il pretesto della telefonata

I fatti risalgono al 17 giugno di due anni fa. Il 62enne si sarebbe avvicinato alla ragazza all’interno della sede dell’associazione, fingendosi impegnato in una telefonata. Con un gesto repentino, avrebbe palpeggiato nelle parti intime la giovane, per poi riuscirci una seconda volta, dopo averla afferrata alla vita, nonostante la giovane avesse cercato di allontanarsi. La vittima si era rifugiata negli spogliatoi, restandoci fino all’inizio del proprio turno, svolto senza aprire bocca. Poi però aveva trovato la forza di confidarsi con la madre, la quale aveva poi parlato con il presidente della Pubblica Assistenza, Giovanni Lizza. Fu lui a chiedere a Mauro di auto-sospendersi da ogni carica, cosa avvenuta dall’1 agosto di quell’anno.

La difesa

L’imputato, difeso dagli avvocati Lorenzo Valgimigli e Riccarda Argelli, si è sempre dichiarato innocente, attribuendo l’origine delle accuse nei suoi confronti «all’opera di diffamazione da parte dei testi e della madre regista di una figlia giovane, preoccupata per il suo futuro».

Eppure, così era emerso già durante il dibattimento del processo di primo grado, conclusosi con la condanna a 3 anni, Mauro era un tipo chiacchierato tra le volontarie della Pubblica assistenza. Uno dall’apprezzamento facile, incline al commento sessista, e talvolta con la mano pronta ad azzardare confidenze tutt’altro che gradite. In tante lo temevano. Guai a mettersi contro un membro del consiglio di amministrazione, uno conosciuto anche tra le fila dell’Ausl, in quanto autista di ambulanze con ruoli nel sindacato.

Il trauma

Per la giovane volontaria – assistita dagli avvocati Giovanni Scudellari e Antonio Primiani – il trauma si ripercuote tutt’oggi. Più di recente, ha chiesto la possibilità di essere reintegrata fra i volontari della Protezione Civile, ricevendo però il rifiuto del vertice, che in via “precauzionale” ha giustificato la decisione sostenendo che la vicenda penale non è ancora conclusa. Oltre al danno la beffa, per usare una sintesi brutale; la vittima di una violenza sessuale già riconosciuta in due gradi di giudizio, allontanata per via di un ipergarantismo che ha già suscitato l’indignazione delle associazioni di tutela delle donne.

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