Lugo, ospedale potenziato e nuovi progetti


«Ho trovato un ospedale svuotato e mi sono assunto l’impegno e la responsabilità di istituire nuove unità operative e nuovi primariati». È questa la premessa con cui il direttore generale dell’Ausl Romagna, Tiziano Carradori, ha cominciato la sua analisi del nosocomio lughese, ricordando quando arrivò due anni fa e quanto disse pochi mesi dopo in Consiglio comunale.
Oltre a lui, venerdì sera al Salone Estense nell’incontro pubblico organizzato dal Comune sul tema della sanità locale e il suo futuro anche in relazione alla rigenerazione urbana e alle Case della Comunità, tra i relatori c’erano il direttore dell’Umberto I, Paolo Tarlazzi, la direttrice del distretto sanitario, Federica Boschi, e la nuova direttrice sanitaria dell’azienda, Francesca Bravi. La discussione è stata introdotta e poi conclusa dal sindaco di Lugo Davide Ranalli.

Nella verifica di ciò che è sta fatto da allora, il direttore Carradori ha elencato le nomine dei primari delle unità operative di Ortopedia e Traumatologia, Anestesia e Rianimazione, Radiologia, Chirurgia generale e lo stesso direttore dell’Umberto I, Paolo Tarlazzi.

È quest’ultimo che, ricordando il prezzo elevato pagato dal nosocomio per prestarsi a Covid Hospital, ha annunciato anche ciò che verrà fatto, sia nell’immediato che nel futuro prossimo: «La Cardiologia non andrà via, anzi avrà un nuovo primario per cui è già aperto il bando, e tornerà la Pneumologia».

Tuttavia il direttore generale non ha nascosto alcune problematiche: «Sappiamo che non sempre vengono rispettati i tempi d’attesa e questo perché c’è carenza di personale medico. Purtroppo non ce n’è da assumere: non mi è mai capitato in 35 anni di servizio di dover fare 7 concorsi in due anni, con esito fallimentare. Il personale non si trova e su questo bisogna intervenire, bisognava già allora, riformando il sistema universitario e il numero chiuso». A precisa domanda sulla “competizione tra sanità privata e pubblica nel reclutamento dei medici” non ha approfondito più di tanto, ma il senso è stato chiaro.
Molto più duro il suo affondo su quello che potrebbe o dovrebbe essere lo scenario di qui a breve termine: «Io sono solamente come un amministratore di condominio. È la proprietà che deve fornire risorse e strumenti per le figure che erogano quei servizi. La sanità dipende da dove si mettono i soldi. I miliardi di investimenti negli armamenti e nella Difesa non la trovo una scelta coerente».

Sulle accese polemiche legate alla rimodulazione del servizio di automedica in provincia, ha ribadito che «la scelta è basata su un efficientamento del Pronto Soccorso di Lugo, molto carente di medici, e non è mancata la comunicazione con la proprietà» (vedi servizio a pagina 8 e 9).

È tornata sul territorio l’analisi della direttrice distrettuale Boschi, che ha sottolineato l’importanza dell’assistenza primaria, tra cui lo psicologo di comunità, la telemedicina e l’infermiere di comunità. È lei anche ad aver dato notizia di uno stanziamento di risorse aggiuntive: 579mila euro dal Pnrr relative all’aumento dei prezzi dei materiali.
È stato invece il sindaco Davide Ranalli ad aprire e chiudere l’incontro, sottolineando la lungimiranza nella scelta di far sorgere la Casa della Comunità nell’area dell’ex Acetificio (dove saranno anche servizi di welfare e la farmacia) e la necessità di «provare e cercare di affermare, anche attraverso il dialogo e la discussione, che la sanità riesce a dare delle risposte positive».

«L’obiettivo era costruire un momento di consapevolezza comune – ha affermato Ranalli commentando l’ampia partecipazione alla serata – documentando e spiegando sul tanto che è stato fatto in questi anni per rafforzare l’ospedale di Lugo e spingere sulla sanità territoriale con l’attuazione del progetto della Casa della Salute di Voltana e con la futura Casa della Comunità di Lugo. Senza dimenticare l’importanza dei lavori di riqualificazione dell’ospedale, come quelli del Pronto Soccorso che si concludono entro l’anno e un grande lavoro per recuperare gli interventi che erano stati procrastinati per il Covid e che ora sono stati eseguiti al 93%».

Commenti

Lascia un commento

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui