Lugo, opera di street art sul discusso Charles Ponzi

A Lugo è comparso un murales che sta facendo discutere. Di fatto proprio ciò che doveva scatenare quella provocazione fatta di vernice e passione che hanno realizzato Roberto Diatz, alias Rhd, e Lisa Bartoselli, in arte Ilisa canta ibitols, coppia di artisti di Camaiore in trasferta. In realtà lei ha vissuto e lavorato per quasi vent’anni in città e quindi è di casa. Come di una casa è il muro su cui hanno lasciato quel “paraponzi ponzi po”, rubato alla storica canzone di Edoardo Vianello e riportato in fondo alla loro opera di street art. Tuttavia di Watussi nemmeno l’ombra. Una nota di irriverenza, ma anche un indizio. Quello che ha aiutato i più a decifrare quel volto, tratto da una foto segnaletica di un truffatore del secolo scorso, nativo di Lugo e divenuto una celebrità: Carlo Ponzi, ideatore dell’omonimo “sistema Ponzi”, arrestato e condannato per una colossale truffa negli anni ’20.
Il murales è stato realizzato sulle pareti di un edificio abitato (da un conoscente della coppia, ignaro e felicemente sorpreso dell’abbellimento estetico) di proprietà delle Ferrovie, nel tratto di strada tra la stazione dei treni e quella delle corriere, di fronte al Parco del Tondo.
Il fatto che sia così curato e sia stato dipinto sotto il sole il 31 ottobre e il primo novembre ha fatto ipotizzare ai lughesi che si trattasse di un’opera commissionata o autorizzata dal Comune stesso. Ed è scattata la polemica: «È giusto raffigurare soggetti che comunque sono stati dei delinquenti?». Quasi a omaggiarli, come pochi anni fa invece è stato fatto con due nomi illustri, Baracca e Rossini. Per questi due, al contrario, la Rocca ne aveva commissionato la realizzazione.

«È stata un’ispirazione fulminea – spiegano i due artisti -. Cercavamo un personaggio lughese e navigando è venuto fuori il nome di Carlo Ponzi, che nemmeno sapevamo chi fosse. Leggendo la sua storia e ritrovando le foto segnaletiche ci è sembrato “ganzo” (che nel dialetto toscano significa straordinario). Voleva essere una provocazione: se ne parla, quindi la nostra arte ha centrato l’obiettivo. La strofa dei Watussi è un po’ la chiosa finale, per ridere e deridere quella che per molti è stata un’impresa eroica: aver tolto dei soldi a ricchi finanzieri».
Per realizzare la loro opera, peraltro, non hanno dovuto invadere nessuno spazio, usando un rullo estensibile dal marciapiede. Lo stesso sul quale si fermavano tanti curiosi, desiderosi di capire di chi fosse quel volto.
Ora il dilemma è se quell’opera rimarrà dov’è e com’è o qualcuno si attiverà per oscurarla.
«Ci penserà il tempo e il meteo a distruggerla rispondono sorridendo e un po’ amareggiati Lisa e Roberto – perché purtroppo l’intonaco di quel muro è fatiscente. È un peccato, ma è così. Speriamo che nessuno voglia accelerare i tempi della sua scomparsa».
Nel maggio scorso, la coppia di street artist della Versilia ha dedicato un’opera a Vasco Rossi nella sua Zocca. La rock star, meravigliata del murales, ha voluto conoscerli e scrivere di pugno una frase che è poi stata riportata come stencil.
A conti fatti, Lugo può dunque annoverare un’opera d’arte urbana in più da mettere nel catalogo di un nuovo turismo, ancora poco valorizzato rispetto a realtà limitrofe come Ravenna.
Peraltro non è la prima volta che il nome di Carlo Ponzi viene riesumato.
L’anno scorso il giovane Filippo Mazzotti, anch’egli lughese e nato il 3 marzo come Ponzi, ha scritto “Lo schema Ponzi, romanzo di una truffa”, un libro diventato subito un cult.

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