Lugo. Niente green pass per la messa: scoppia la polemica

È forse una delle questioni più spinose, ma anche una polemica sacrosanta: è l’aggettivo più appropriato per riassumere quella che da qualche settimana anche a Lugo, come un po’ in tutte le città, è un quesito azzardato quanto sensato: “Perché per entrare in chiesa non serve il Green pass?”. Chi solleva il dilemma non vorrebbe di certo l’utilizzo del lasciapassare per accedere ai luoghi di culto, ma vuole evidenziare le incoerenze del provvedimento.

Lo hanno scritto all’interno di una chat privata alcuni cittadini, tra cui esercenti un po’ esasperati e docenti che proprio in questi giorni, come categoria, si sentono un po’ troppo attenzionati. Il contenuto delle conversazioni, farcito da molta ironia, è girato anche fuori dai loro contatti e ha fatto arrabbiare qualcuno.

E in queste prime giornate in cui il meteo fa emergere i primi disagi di mostrare quel certificato per accomodarsi negli spazi interni, la discussione si riaccende.

«Per andare alla biblioteca Trisi – si sottolinea – oltre al controllo digitale della temperatura e della mascherina, devi esibire un Green pass, nonostante sia un luogo molto spazioso e attualmente poco frequentato. Al contrario la domenica mattina per seguire la messa, certamente più affollata e statica, non serve nulla».

Tutto vero, come però lo è il rispetto della capienza massima nei luoghi di culto, più che dimezzata. Il problema, tuttavia, potrebbe esserci solo durante alcune funzioni, tra cui matrimoni e funerali.

Interpellati sul punto, i sacerdoti delle parrocchie del centro glissano, ritenendo la questione una mera provocazione.

Probabilmente lo è, ma confutarla sarebbe il miglior modo per placarla o ribaltarla. Nulla da fare, bocche cucite e un po’ di risentimento.

«Molto ligi sulle norme»

Al contrario, risponde con molta tranquillità Padre Mimmo della chiesa del Carmine in piazza Trisi a Lugo: «Io sono vaccinato, perché lo ritengo un dovere verso gli altri, un atto d’amore come ha spesso ribadito Papa Francesco – spiega il sacerdote -. Nella nostra parrocchia, come in tutte le altre, siamo molto ligi sul rispetto delle norme durante le funzioni, così come lo sono gli stessi partecipanti. La regolamentazione del Green pass è una decisione del Governo alla quale noi ci atteniamo, come accadrebbe se dovesse cambiare in futuro».

E i fedeli cosa ne pensano? «Per noi potrebbe anche avere senso, tanto l’abbiamo tutti – rispondono due famiglie all’uscita dalla messa di Padre Mimmo – però capiamo che sarebbe quasi una forzatura, soprattutto per chi non può vaccinarsi per problemi di salute e non per convinzioni o capricci. E anche il controllo sarebbe un po’ difficoltoso; la speranza è che tutti ce l’abbiano, come vero atto d’amore verso gli altri partecipanti, perché in fondo un buon cristiano dovrebbe volere questo».

Ma è proprio fissando l’ingresso di quella chiesa, in cui qualsiasi norma di sicurezza è scrupolosamente rispettata, che emerge un paradosso: per accedere alle proiezioni del cinema all’aperto nell’adiacente e omonima arena del Carmine è necessario averlo il Green pass. Eppure è una location coperta solo dal cielo, sicuramente non affollata e in cui tutte le norme precauzionali sono rispettate. Ma c’è di più. Se nella stessa chiesa, come in qualsiasi altro luogo di culto, si decidesse di allestire una mostra o un’esibizione musicale allora servirebbe il certificato verde. E dire che l’arte e la musica dovevano salvarlo il mondo, e invece sembrano essere quasi pericolose.

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