Lugo, Liverani: una storia lunga 100 anni

Il settore della moda e dell’abbigliamento è quello più duramente colpito dalla crisi legata alla pandemia. Restrizioni e cerimonie slittate hanno spesso fatto passare la voglia di rinnovare il guardaroba. Negozi costretti ad abbassare le serrande, nessuno che ne apra di nuovi. Troppo rischioso. E invece a Lugo c’è chi è arrivato al traguardo dei 100 anni. Dal 1922 la famiglia Liverani è sinonimo di abbigliamento: cinque generazioni tra tessuti e vestiti. Per riuscirci bisognava avere veramente della stoffa, la stessa che iniziò a vendere la loro famiglia superando tante difficoltà.

Chissà se Serafino Liverani e la moglie Lucia a pochi anni dalla fine della Grande Guerra immaginavano che un secolo dopo si sarebbe ancora parlato della loro grande avventura. E invece all’età di 76 anni – dei quali oltre 60 passanti a vendere abbigliamento – è proprio il nipote Francesco, con la moglie Daniela e i loro tre figli, Giovanni, Andrea e Lorenzo, a raccontare quella lunga storia.

Oggi lavorano tutti nell’attuale negozio all’angolo di via Mentana, quello in cui le luminarie natalizie non passano di certo inosservate.

Quella sede, aperta nei primi anni ’80, è un vero simbolo della città, ma è anche un punto di riferimento a livello nazionale per gli abiti da cerimonia da uomo, avendo vinto più volte i Golden Wedding Awards.

Tuttavia, come loro stessi sottolineano, negli anni molto è cambiato: prima la pandemia e poi la crisi economica si sono abbattute come un ciclone sulle attività legate all’abbigliamento. Molti hanno dovuto chiudere, ma è proprio la secolare storia ad aver permesso loro di consolidarsi.

«Negli anni ’20, mentre il nonno Serafino andava in America a cercare lavoro, la nonna Lucia con i sei figli piccoli intraprese il lavoro di ambulante – racconta Francesco, il Liverani “senior” in negozio – dirigendosi ogni mattina nei vari mercati, tra cui quello di Lugo, il più importante. E lo faceva con il cavallo e il biroccio. Quando morì, nel ’35, le due figlie minori, Giovanna e Pierina, aprirono un negozietto in cui vendevano tessuti e telerie anche durante il secondo conflitto; subirono diversi furti dai tedeschi prima e dagli alleati dopo, a tal punto da costringerle a sotterrare tutta la merce in un campo vicino a casa in attesa di tempi migliori».


«La guerra finisce e nel ‘49 Giovanni, uno dei sei figli, prende in affitto dal Comune un negozio all’angolo del Pavaglione, iniziando a vendere tessuti e i primi impermeabili. Così andò avanti con l’aiuto della moglie Bruna fino al 1961 anno in cui il figlio Francesco, oggi 76enne, andò a lavorare con lui. Lavorando sodo ebbero la soddisfazione di operare insieme durante i più bei decenni del secolo scorso, quando tutti avevano un lavoro e di conseguenza si vestivano».

E poi il salto di qualità, ma anche di quantità, decidendo di ingrandirsi. Nel 1980 si trasferirono nell’attuale sede di via Mentana, tre piani per oltre ottocento metri quadrati, lasciando al Pavaglione l’abbigliamento donna gestito dalla moglie Daniela. Tuttavia oggi Liverani vende solo abbigliamento uomo e le vetrine del Pavaglione sono rimaste puramente espositive. Daniela invece ha continuato a lavorare con tutta la famiglia nella nuova sede.
«Mia moglie è comunque l’anima di questo negozio – sottolinea Francesco –; lei c’è sempre e la sua presenza è fondamentale».

Sul finire degli anni ’80 entrano nell’azienda di famiglia anche i tre figli di Francesco, che fin da bambini portava con sé in negozio. In questi tre decenni la moda è cambiata spesso, ma lo stile è rimasto, quello non ha età. Come non ce l’ha una certa clientela di Liverani, fedele da oltre cinquant’anni. Nel presente invece c’è la new entry, Chiara, figlia di Lorenzo, che suggella l’inizio della quinta generazione. Non certo un traguardo per quel negozio, ma solo la tappa di un lungo successo.

«Io ho la stessa voglia e la stessa ambizione del primo giorno che iniziai a lavorare – conclude Francesco Liverani, trovando il consenso nello sguardo dei figli – ed è per questo che non potrò mai smettere di vendere vestiti. Questa è la mia vita».

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