Lugo, la piscina è chiusa ma degli atleti si allenano di nascosto

Da lunedì scorso la piscina comunale di Lugo è chiusa, anzi no. Lo è solo per alcuni, per i principianti o i dilettanti a cui per due settimane è stato imposto di non dilettarsi più tra quelle vasche. Mercoledì pomeriggio infatti in quelle acque c’era chi nuotava, e non certo dopo aver forzato l’ingresso o sfondato le vetrate esterne. È proprio attraverso queste ultime che si intravedeva dalla strada un arcobaleno di accappatoi appesi alle pareti adiacenti alle corsie.

Pare – perché non è stata fatta ancora sufficiente chiarezza – che a nuotare fossero alcuni agonisti bisognosi di allenarsi. Rimane il fatto che lì dentro non avrebbero potuto farlo perché non dovrebbero esistere cittadini di serie A e di serie B, anche se nell’agonismo le serie ci sono, eccome. Un’immagine che ha fatto “arrabbiare”, per usare un eufemismo, chi si è visto negare l’utilizzo di quell’impianto.

Già, perché da lunedì scorso la piscina è stata chiusa a tutti per un periodo di due settimane. Una decisione condivisa dell’Amministrazione comunale e della società di gestione (la Sport Ravennate) frutto del vertiginoso rincaro dei costi energetici. Quotidianamente infatti venivano utilizzati mille metri cubi di gas metano, per una spesa di circa 2500 euro al giorno, il quadruplo rispetto agli anni scorsi.

Le parole dei gestori

Sta di fatto che qualcuno a quei pochi o tanti che erano in acqua la porta d’ingresso deve averla aperta, com’è vero che deve essere stata programmata e concordata questa precoce e limitata “riapertura”. «La dirigenza non era assolutamente a conoscenza dei fatti – spiega in una nota la società Sport Ravennate – e quanto accaduto è frutto dell’iniziativa personale di alcuni tecnici di una società agonistica, anche in questo caso senza che la loro presidenza ne fosse informata: evidentemente non hanno colto l’importanza e il peso delle loro azioni in questo momento così delicato. Inoltre è già stata avviata una verifica interna al termine della quale saranno presi i dovuti provvedimenti».

«La situazione, per quanto incresciosa, non modifica la nostra posizione in merito alla chiusura – proseguono i gestori – in quanto l’attività svolta è avvenuta in assenza, non solo di autorizzazione, ma delle elementari norme di balneazione. Ci sembra giusto evidenziare, infine, senza voler per questo giustificare il comportamento di nessuno, che è già stato verificato come le attività si siano svolte senza l’accensione del riscaldamento della struttura. I locali caldaia sono inibiti all’accesso e isolati al personale non autorizzato, e tutto l’accaduto non ha dunque comportato un esborso economico alla base del quale, visto l’attuale aumento incontrollato delle spese energetiche, è in atto la sospensione dell’attività in piscina».

Luci accese

A onor del vero le luci all’interno della piscina erano comunque ben accese, altrimenti forse nessuno avrebbe mai visto nulla, così come è plausibile pensare che gli atleti, perché di agonisti si tratta, prima di uscire abbiano fatto una doccia calda per levarsi il cloro di dosso. Forse è anche plausibile che, senza riscaldamento acceso, gli agonisti più temerari o chi pratica sub possa immergersi, però andava chiarito. Bastava un po’ di trasparenza.

Duro il commento del sindaco di Lugo Davide Ranalli appena venuto a conoscenza dell’accaduto. «È un fatto gravissimo, di cui ho chiesto immediatamente conto al gestore, e comunque ci riserviamo di adottare tutte le iniziative a tutela dell’Amministrazione comunale e della comunità».

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