Lugo, insulti al sindaco: “Non mi è chiaro il senso, nè l’offesa”

“Ranalli negro”, scritto con una bomboletta rossa a caratteri cubitali e corredato da un deformato simbolo comunista, una falce e un martello che somigliano di più a una banana e a un tomahawk dei Nativi americani.

L’autore dell’imbrattamento voleva offendere oppure deridere il sindaco di Lugo vergando quelle due parole sul ponte che collega la frazione lughese di Villa San Martino al comune di Sant’Agata sul Santerno.

Tutti lo chiamano “La pungèla”, un collegamento eroso dagli anni e per cui a breve è prevista una ristrutturazione; al momento il passaggio è consentito solo ai pedoni, anche se spesso i ciclisti sormontano le cunette artificiali che dovrebbero impedirne l’accesso. I residenti hanno anche istituito un apposito comitato con l’intento di salvaguardarlo. Lo stesso sindaco ha postato la foto dell’epiteto, ma invece di gridare allo scandalo ha preferito ribaltarne gli effetti: «Ohi, non ho chiaro né il senso né dove sia l’offesa». Quella parola, infatti, non può e non deve essere considerata un’offesa per chi non ha pregiudizi razziali. E il sindaco di Lugo ha ribadito il suo credo e i valori che ha sempre difeso. Averlo pubblicato sui social, tuttavia, ha fatto sì che lo visualizzasse molta più gente di quella che percorre quel ponticello nell’arco di un anno. In serata una nuova dichiarazione del sindaco: «Grazie a tutti per la solidarietà dimostratami in queste ore. Molti di voi mi hanno anche strappato un sorriso, cosa non semplice quando succedono queste cose».

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