Lugo, il dito nell’involtino non è umano. Ma un pezzo di maiale

Era carne di maiale, non umana. L’unghia? Quella forse c’era, se così possiamo definire lo zoccolo di un suino. Finita nel ripieno di un involtino primavera surgelato – fritto, masticato e sputato da una sventurata consumatrice con un debole per il cibo etnico – era stata scambiata, nell’insieme, per la falange di un dito di donna. L’apparenza – è proprio il caso di dirlo – aveva ingannato tutti. È quel che hanno appurato le analisi disposte dalla Procura di Ravenna dopo la denuncia sporta ai carabinieri da una 40enne residente nella zona di San Lorenzo di Lugo, lo scorso novembre.

La scoperta e la denuncia

Il caso era emerso circa una settimana dopo la segnalazione della consumatrice. Era il 19 novembre quando, sotto choc, aveva chiamato il 112. Agli uomini del Nucleo Operativo e della Stazione di San Lorenzo aveva raccontato i dettagli di quella cena indigesta. Il pomeriggio aveva acquistato da un supermercato imolese una confezione di involtini primavera surgelati: 4 euro per altrettante porzioni composte da verdura e carne. Di cinese c’era solo il nome del piatto assai noto. Già, perché in barba alle leggende metropolitane, a metterli in commercio era una ditta spagnola con sede a Barcellona e base produttiva dislocata in Polonia. Giunta a casa, la 40enne ne aveva cucinati un paio. Il primo l’aveva mangiato senza problemi; masticando il secondo, però, aveva sentito qualcosa di duro. Non aveva deglutito, cercando piuttosto di capire sul piatto che cosa avesse messo in bocca. Le foto parlano da sole. Lo stomaco della donna non aveva retto allo choc. E quando sul posto erano arrivati i militari, lo stupore dato dall’effettiva somiglianza con la piccola parte del dito di una mano era aumentato.

Non è bastato il Dna

Passata per competenza ai Nas di Bologna, l’indagine ha reso necessario anche il prelievo del dna della 40enne, inevitabilmente rimasto nel reperto insieme alle tracce del suo morso. Per sciogliere ogni dubbio, la Procura ha disposto l’esame genetico, eseguito dai Ris, che tuttavia si è mostrato più complicato del previsto; l’alimento, d’altronde, era stato cucinato rendendo impossibile isolarne la traccia. Una più complessa analisi scientifica, in collaborazione con un dipartimento universitario, si è quindi concentrata sull’unghia, proprio quel frammento integro che morfologicamente sembrava parte di un mignolo con tanto di smalto. Nulla di tutto ciò. Solo suino, come scritto nella confezione.

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