Lugo, furto di un cane ed estorsione: assolti i due imputati

Non vi fu alcuna estorsione e a commettere il furto di quel Bovaro del Bernese di appena tre mesi, tra l’altro, non sarebbe nemmeno stato l’imputato a processo. È così che ieri pomeriggio il giudice Andrea Chibelli ha assolto il 36enne di origine tunisina, difeso dall’avvocato Nicola Casadio, e la 34enne lughese, tutelata dal legale Francesco Furnari, per i reati di furto ed estorsione.
La vicenda risale alla notte tra il 2 e il 3 febbraio del 2015, quando uno sconosciuto si intromise in casa della vittima portandole via il cucciolo. Dato che di sicuro non poteva essere scappato, la proprietaria decise di lanciare un appello su Facebook, dove venne poi contattata da una donna che diceva di sapere dove si sarebbe trovato l’animale.

La conversazione tra le due inizialmente sembrava normale, fino a quando la 34enne le avrebbe chiesto 200 euro per poter riavere indietro quel cucciolo. La padrona, inizialmente stupita da quella richiesta, si sarebbe rifiutata, ed è a questo punto che la donna – ieri a processo – avrebbe cominciato a prospettarle le possibili conseguenze di quel diniego. Prima le avrebbe detto che il cane, qualora non avesse pagato, non sarebbe stato mai più rintracciato e che di fatto non sarebbe mai tornato a casa. Poi le minacce sarebbero diventate personali, perché sempre la 34enne lughese avrebbe assicurato che, considerando la pericolosità delle persone che avevano in possesso l’animale, la donna sarebbe potuta incorrere in un serio rischio per la sua incolumità.

Gli inquirenti indagando sul caso erano riusciti a risalire anche al possibile autore del furto: un 36enne di origine tunisina, ma da anni residente a Lugo, che si sarebbe introdotto nell’abitazione riuscendo a portare via il cucciolo, forse consapevole del valore di quell’animale di razza – che può arrivare a superare anche i mille euro. Il giorno dopo sarebbe così entrata in azione la 34enne, contattando la proprietaria tramite i social network e dando il via alle trattative per la restituzione. Nel corso del processo, però, dalle testimonianze è emerso sempre di più come l’estorsione, in realtà, di fatto non si sarebbe consumata. Al punto che lo stesso pm ha chiesto l’assoluzione. Richiesta ribadita dagli avvocati difensori.

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