Lugo, è morto Ustignani, era per tutti il mago Jabba

Da grande illusionista è sparito lasciando tutti a bocca aperta, ma questa volta nessuno lo vedrà più tornare. Se n’è andato così sabato scorso, il primo giorno dell’anno, dopo una grave malattia, il mago Jabba, al secolo Piero Ustignani, 60 anni, lughese doc conosciuto da tutti per il suo estro e la magia con cui intratteneva grandi e piccoli. Nessuno potrà più ascoltare quel “Venghino signori, venghino” con cui apriva i suoi spettacoli, ma forse quello slogan vorrebbe utilizzarlo per gli amici che vorranno partecipare al funerale che si svolgerà oggi pomeriggio a Lugo, partendo alle 13.45 dalla camera mortuaria per la chiesa del Molino di Lugo.

L’uomo, amato padre dei figli Andrea e Carolina e divertente nonno di altrettanti nipoti, è sempre stato un personaggio eclettico, uno showman in cui l’artista, l’illusionista e l’animo buono dovevano litigarsi la leadership, finendo poi per accontentarsi di stare tutti sul podio e scambiarsi di posto quando era necessario.

La magia entra in lui grazie alla mamma, appassionata di circo e prestidigitatori, che gli insegnerà i primi giochi all’età di 6 anni. Poco più tardi la scuola di magia finchè nel 2005 trasforma la sua passione in uno spettacolo d’altri tempi. Una rivisitazione degli show del circo di Barnum di fine Ottocento, che girava l’Europa con la sua carrozza: fenomeni da baraccone, animali esotici, e soprattutto “freak show”, ovvero i teatrini di stranezze.

Professionalmente era diventato anche impresario circense, potendo vantarsi – anche se non è mai stato nella sua indole – di prestigiose apparizioni e collaborazioni. Tra queste impossibile non ricordare i circhi Paranormal, Phenomena e quello storico di Mosca, così come le tante ospitate in tv, tra le quali la partecipazione a Mistero e Italia’s Got Talent.

Per ben due volte entrò nel Guinness dei primati: nel 2008 per aver estratto 300 conigli da un cilindro, e nel 2011 per aver rotto contemporaneamente 66 bicchieri durante un numero di illusionismo.

«Perdere un fratello così velocemente è un dolore disumano – racconta il fratello minore Fabio – ma anche in un momento così duro si riesce a trovare qualcosa di magico. In me si è rafforzato il concetto di amore fraterno incondizionato, e voglio condividere con voi alcuni pensieri di Jabba che rappresentano la sua personalità, la sua simpatia, il suo gran cuore e soprattutto la sua cazzutaggine».

Tra i ricordi di amici e colleghi, è il fratello che fotografa meglio quello che era Piero – che lui chiamava da sempre Sky -: una simbiosi tale che è lui a parafrasare l’ultima lettera del mago Jabba.

«Anche se immaginavo e speravo in un finale diverso, vi chiedo di non piangere per me – avrebbe voluto Piero Ustignani -. Io ho vissuto una vita fantastica piena d’amore per la mia famiglia, i miei figli e i miei meravigliosi nipotini. Certo avrei voluto stare ancora anni con loro, ma il destino ha deciso così. Cercate di sorridere pensando ai momenti vissuti con tutti voi; d’ora in poi il mio spettacolo lo farò in mezzo alle nuvole. Una persona muore solo quando viene dimenticata, e io sarò il vostro ricordo più pazzo e bizzarro, il vostro pensiero “freak” per sempre».

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