Lugo, danni ai frutteti dalla pioggia e da una violenta grandinata

Una bomba d’acqua e una forte scarica di grandine. Questo è quanto hanno dovuto subire gli agricoltori domenica pomeriggio. Nel Conselicese e tra Bagnacavallo e Fusignano è stato un vero disastro. Bizzuno, San Potito e Masiera le frazioni maggiormente colpite, dove frutteti e vigneti erano già stressati da una siccità record.

«Qui la grandinata è stata violenta – spiega Michele Tampieri, coltivatore con vari terreni a Bizzuno –, i danni a uva e pere sono davvero ingenti. Di quest’ultime ne coltiviamo di varie tipologie e in alcuni casi, come per le Williams, il frutto danneggiato potrà essere venduto ai produttori di succo, ovviamente a un prezzo inferiore del prodotto da banco. Il problema è che le altre varietà non si prestano a quel mercato e la differenza è abissale. Aspettiamo i periti dell’assicurazione per valutare ogni singola procedura e lo stato delle piante, sperando che nelle parti inferiori qualcosa si sia salvato».

«Stiamo contattando tutti gli associati delle zone colpite dal maltempo – spiega il direttore di Coldiretti, Assuero Zampini – al fine di delineare con precisione il territorio danneggiato, accertare le eventuali perdite economiche e fondiarie subite e procedere così con la richiesta finalizzata all’applicazione dei benefici di legge. Purtroppo dove non sono presenti le reti di protezione ci sono stati danni maggiori. La grandine è un fenomeno che è sempre avvenuto, adesso è aumentata nella violenza e nelle dimensioni dei chicchi, in taluni casi con dimensioni che danneggiano anche le piante. Proprio per questo noi continueremo a incentivare la difesa attiva con le reti».

Nuovi eventi atmosferici, in cui dai chicchi si è passati alle “biglie” di grandine, definiti dai non addetti ai lavori “fenomeni tropicali”. Ma è davvero così?
«Un evento non anomalo»
«Si è trattato di formazioni temporalesche dovute all’arrivo di un nucleo di aria moderatamente fredda e secca in quota, che si è trovata a scorrere al di sopra di una massa d’aria molto calda e umida ristagnante nei bassi strati – puntualizza il noto meteorologo Pierluigi Randi –. Inoltre, si è manifestata una confluenza tra correnti secche in discesa dall’Appennino (garbino) e flussi di aria molto più umida in rientro dal mare Adriatico. Lungo questa sorta di “fronte secco” si sono innescati i temporali. Tuttavia l’evento di domenica non si può definire anomalo, sia sotto il profilo delle precipitazioni cumulate (localmente intorno ai 20-25 mm, un valore “normale” per un temporale estivo) sia per l’entità degli eventi di grandine che, pur dannosi, non sono risultati estremi. Un fenomeno comune in estate nelle nostre zone. Eventualmente il cambiamento climatico può incidere sulle grandinate estreme (es. 3 agosto 2020 con danni enormi, anche per estensione, e non solo alle colture ma anche alle infrastrutture), ma non è stato il caso dell’altro pomeriggio».

D’altro canto, «sicuramente è in atto la tendenza al manifestarsi di eventi di pioggia sempre più intensi e a temporali meno frequenti ma più violenti (e qui l’attribuzione al cambiamento climatico è assai valida) – osserva il meteorologo – a causa dell’accumulo nei bassi strati di aria troppo calda, ma i temporali di domenica devono essere considerati del tutto tipici, come ci indicano i dati raccolti dalle stazioni di rilevamento sparse nel territorio e i dati radar».

Certo è invece che il cambiamento climatico sta assetando i nostri territori, una condizione a cui ci si dovrà abituare.
«Negli ultimi 3 mesi è mancato circa il 60% delle normali precipitazioni che dovremmo avere in questo periodo – conferma Randi –, un valore molto elevato che si somma al 58% in meno dello stesso periodo dello scorso anno. Dal 2000 al 2021 in Romagna abbiamo perso circa il 25% delle precipitazioni estive: un aspetto molto preoccupante, in quanto, occupando più di un ventennio, comincia ad essere una tendenza climatica. L’estate romagnola si sta trasformando in un trimestre “arido” che si associa a temperature medie sempre più alte, il che causa un crescente stress idrico ai suoli e alle coltivazioni, rendendo anche problematica la pratica irrigua e la disponibilità di acqua».

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