Lugo, cambiano operatrice a disabile Il suo appello: “Lasciatemela”

Avrebbe una gran voglia di urlarlo e farsi sentire, ma non può. Già, perché è tracheostomizzato da quasi 20 anni e respira attaccato a un macchinario, quindi parlare se può lo evita, soprattutto con chi non lo vuole ascoltare. Lui è Maurizio Savioli, 42enne lughese, che ora continua la sua vita nella piccola frazione di San Bernardino. La sua storia è da leggere fermi e immobili, perché è così che lui vive da oltre 30 anni, vittima della Dmd (distrofia muscolare di Duchenne), una malattia genetica devastante e invalidante, che consiste nella progressiva e inarrestabile distruzione della massa muscolare, perdita di forza e delle funzionalità. Ultimamente, come ha esternato sui social, ha problemi col personale che si occupa quotidianamente di lui e vorrebbe solo trovare una soluzione. «Per la mia condizione sono difficilmente gestibile – esordisce Maurizio – ed è per questo che vorrei che potesse rimanere tutto come è stato in questi ultimi due anni. Ogni giorno io vengo assistito per quasi due ore da una operatrice socio sanitaria: mi alza, mi lava, mi cambia mi gira e mi rigira. Io sono attaccato a tubi ovunque e non muovo nulla, solo la bocca e gli occhi; ogni piccolo errore, anche il più banale, mi può fare male. La persona che negli ultimi due anni mi è stata assegnata ormai sa perfettamente come fare; per me è anche un conforto morale».

In realtà l’operatrice di cui parla, che fa riferimento a una cooperativa che si occupa di questo, sembra dover esser dirottata su altri casi, in altri Comuni. Per ovviare a questo è iniziato un ciclo di affiancamento, con nuovi operatori che, inevitabilmente, devono adeguarsi alle sue problematiche. «Con le ultime sei persone, di cui tre nel bel mezzo del Covid – prosegue Maurizio – non mi sono trovato bene, non per colpa loro ma per una serie di cose. Per uno come me serve tantissima esperienza, lei ce l’ha e io contavo su quella; la perdita di questi punti di riferimento rischia di destabilizzarmi. La pandemia, inoltre, per uno come me può esser veramente letale e se venisse solo la stessa persona sarebbe anche più sicuro, almeno credo».

Oggi Maurizio passa da uno speciale letto con sollevatore a una tecnologica carrozzina. Deve essere assistito h24, ma per questo ci pensa la sua badante, Rodica Popa. E lo fa con amore, anche perché sono ufficialmente fidanzati da oltre 5 anni. Scrive al computer con l’occhio destro usandolo come un mouse, ma ciò non gli ha impedito di mandare alcune mail in cui manifestava questo disagio. Ad occuparsi di lui c’è anche la sorella, Romina, che è consapevole di questa situazione e spera di poter accontentarlo: «Mio fratello non è una giostra dove tutti salgono e scendono, merita rispetto e dedizione, perché molte delle cose che vorrebbe dire riesce a comunicarle solo a poche persone». «Spero che qualcuno mi ascolti e mi aiuti – conclude Maurizio –, magari anche il sindaco. Non credo di chiedere molto, non voglio fare pena a nessuno, vorrei solo che poter immaginare un po’ di normalità».

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