Lugo, cade l’accusa per Faccani. E’ la terza assoluzione

Erano accusati di non avere trasmesso una decina di denunce all’autorità giudiziaria e di avere omesso di svolgere alcune disposizioni. Contestazioni che avevano travolto, ormai raggiunta la pensione, l’ex comandante della Polizia locale, Roberto Faccani, e con lui la responsabile dell’ufficio di polizia giudiziaria Maria Silvia Ferretti. Fatti ormai datati, riferiti al 2015, che si sono conclusi ieri con l’assoluzione di entrambi gli imputati. Il collegio penale presieduto dal giudice Cecilia Calandra (a latere i colleghi Cristiano Coiro e Beatrice Marini) ha stabilito che “il fatto non costituisce reato”.

Il caos dopo l’accorpamento

La sentenza è arrivata nel pomeriggio, al termine dell’arringa dei difensori, gli avvocati Raffaele Coletta e Ivano Guadagnini. A fronte della richiesta di condanna a un anno per ciascun imputato, hanno ribattuto evidenziando le criticità che entrambi i funzionari di polizia avevano dovuto affrontare all’epoca. Una questione per certi aspetti politica. Perché a mettere in difficoltà la gestione del Comando in quel periodo era stata la riorganizzazione legata alla nascita dell’Unione dei comuni della Bassa Romagna, con l’accorpamento della Polizia locale. Secondo la tesi difensiva, il passaggio avrebbe sovraccaricato i funzionari, trovatisi a gestire un organico carente che la politica non avrebbe mai provveduto a compensare con nuove assunzioni. Insomma, tra le conseguenze ritenute inevitabili si era verificato un ritardo nella trasmissione degli atti. In un mese, su una quarantina, ne sarebbero pervenuti solo la metà. Da qui l’accusa per l’ex comandante e per la dirigente di omissione di atti d’ufficio e omessa denuncia di reato da parte dei due pubblici ufficiali.

L’Unione parte civile

Faccani, andato in pensione il 31 marzo del 2015, era stato sostituito al termine di un concorso travagliato. Quando poi, mesi dopo, era stato avvisato dell’indagine nei suoi confronti e a carico anche dell’ex sottoposta, aveva dovuto affrontare anche la comprensibile amarezza di vedere come parte offesa l’Unione dei Comuni della Bassa Romagna, poi costituitasi parte civile con l’avvocato Lorenzo Valgimigli.

Non era stato il solo procedimento dopo avere abbandonato la divisa, per poi essere nominato presidente della Croce Rossa. Tra lettere anonime e denunce, era finito a processo altre due volte. L’accusa di peculato per avere utilizzato impropriamente l’auto di servizio si è conclusa con l’assoluzione. Stessa sentenza in appello anche per un analogo episodio legato all’incarico ricoperto nella Cri. Ieri è caduta anche l’ultima contestazione.

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