Lugo, “battaglia” sui muri tra No vax e Sì vax


A nemmeno due settimane dalla prima incursione sono tornati, ma questa volta il loro sfregio è stato oscurato dai Sì vax, che in realtà potrebbero anche volersi chiamare solo “Ci avete stufato”. Quelle scritte di vernice rossa apparse nuovamente sui muri del cimitero di Lugo, qualcuno le ha rese illeggibili deturpandone il significato con altra vernice, probabilmente indignato da quel gesto sconsiderato.

E infatti non c’è stato bisogno di resuscitare writer di spessore come gli statunitensi Keith Haring o Jean-Michel Basquiat per disegnare qualche “smile” e qualche linea, ma è bastata la voglia e la fermezza di un gruppo di persone stanche di quelle scritte No vax apparse per la seconda volta in un luogo che avrebbe meritato più rispetto.

Le ultime infatti, apparse nella nottata tra giovedì e venerdì scorso con la complicità della nebbia, sono state ridisegnate sopra la vernice con cui gli operai comunali avevano oscurato le prime, quelle di metà gennaio.

“I vaccini uccidono. Il Governo lo sa” e “Libertà e diritti”, accompagnati dal classico logo del cerchio con la firma “ViVi”, una delle frange No vax più attive, erano comparse la prima volta al cimitero, sollevando l’indignazione di tutti, forse anche dei più titubanti alla vaccinazione.

Questa volta i riottosi hanno deciso di replicare negli stessi muri, riproponendo la scritta più breve (“Libertà e diritti”) e cambiando la seconda in “Se non puoi dire di no sei schiavo”.

Tanti gli automobilisti che hanno subito segnalato l’ennesimo abuso, con l’aggravante della recidiva, e forse è per questo che questa volta quell’atto è stato respinto e messo a tacere con le stesse armi, la vernice spray.

Nel gergo della street art si direbbe “crossare”: quando un writer copre il graffito o il tag (la firma) di un altro con un’altra opera, in segno di sfida o sbeffeggio. Più o meno quello che è successo questa volta. Con una vernice simile, un po’ più tendente al viola, i presunti Si Vax hanno riempito di linee ogni singola lettera, rendendo di fatto l’intera frase indecifrabile. Ma hanno fatto di più.

Nelle parti rotondeggianti, i due loghi Vivi e l’ultima lettera della parola “schiavo”, hanno usato quei contorni per disegnare delle facce, talvolta sorridenti.

Un messaggio, probabilmente, di vita e speranza, al contrario di quello macabro degli imbrattatori della nottata precedente.

In città, peraltro, questo è solo l’ultimo di una serie di atti vandalici della stessa matrice. In soli trenta giorni altri due episodi, forse ancora più gravi, hanno angosciato le mattinate dei lughesi: nella nottata tra il 28 e 29 dicembre l’imbrattamento dei gazebi al Drive through dell’ospedale di Lugo con le solite scritte antagoniste, mentre all’alba del 13 gennaio è comparsa la replica nei pressi dell’hub vaccinale di Lugo, presso il centro sociale il Tondo. In quest’ultimo caso, oltre ad aver preso di mira anche i muri del Polo tecnico indignando molti studenti, era apparsa anche una scritta contro il sindaco di Lugo Davide Ranalli, da sempre intollerante ad episodi simili, come del resto tutta la comunità.

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