Lugo, è morto Maurizio Savioli, il guerriero che lottava contro la Dmd

Nella mattinata di ieri dopo un breve ricovero si è spento Maurizio Savioli, il 44enne lughese che fin da bambino ha dovuto lottare contro la Dmd (distrofia muscolare di Duchenne), una malattia genetica devastante e invalidante che consiste nella progressiva e inarrestabile distruzione della massa muscolare.

Ed è anche per questo che la sorella, Romina, e la compagna, Rodica, lo vogliono ricordare come “un grande guerriero”, sempre pronto alle battaglie.

Certo è che Maurizio – che già nella prima intervista di due anni fa al Corriere Romagna aveva sempre voluto esser chiamato per nome – non ha mai sofferto di vittimismo. Nella primavera 2020, in piena emergenza Covid, aveva dato a tutti un esempio di forza e tenacia, “sgridando” quelli che si lamentavano in continuazione di non poter uscire di casa per via del lockdown e delle varie restrizioni. Lui, che dentro casa era costretto a viverci, sempre attento a non lamentarsi troppo, soprattutto per non far preoccupare la sorella e l’attuale compagna. Poi se c’era da “arrabbiarsi” per la sostituzione della sua Oss preferita non si tirava indietro.

La sua storia è da leggere fermi e immobili, perché è così che lui viveva da oltre 30 anni. Le prime anomalie nel modo di camminare compaiono a 5 anni e l’anno dopo gli viene diagnosticata la patologia. Per i genitori è difficile da spiegare, ma lui inizia a capire e due anni più tardi ne viene a conoscenza. Maurizio, tuttavia, è davvero già un piccolo guerriero e non lo spaventano le battaglie. Di lui oggi rimangono tanti bei ricordi. Da molti anni era tracheostomizzato, passava da uno speciale letto con sollevatore a una tecnologica carrozzina e doveva esser assistito h 24. Di questo si è sempre occupata Rodica, la 48enne moldava che da 7 anni era la sua compagna. Volevano sposarsi: era uno dei sogni di Maurizio. Quello di tornare a camminare lo aveva accantonato, ma tra i mai avverati rimarranno l’incontro con gli adorati Rossi, Valentino e Vasco, e quello più improbabile con gli U2, mentre per la pubblicazione del suo primo libro ci stava lavorando. Tuttavia quello di venire a vivere a Lugo con la futura moglie da circa un anno lo aveva coronato.

La sua San Bernardino, dove ha vissuto quasi sempre, non era ottimale per le sue condizioni. Maurizio infatti praticamente muoveva solo gli occhi e la bocca e faceva molta fatica a parlare, ma la tecnologia e i numerosi congegni nella sua stanza lo hanno molto aiutato: scriveva al computer con l’occhio destro usandolo come un mouse mentre la sua voce era molto più fluida grazie a una sua invenzione. Il suo svago era molto multimediale, dalla chat con gli amici su Facebook all’ascolto della musica rock, l’altra grande passione in competizione col cinema.

Se c’era da togliersi qualche vizio lo faceva. La sigaretta ogni tanto, forse proprio per sdrammatizzare la sua condizione, oppure la serata in pizzeria.

Quel che è certo – come anche ieri hanno ricordato i tanti che lo conoscevano – è che Maurizio non ha mai smesso un solo giorno di vivere. Forte e tenace, fino alla fine. La salma di Maurizio Savioli verrà esposta da domani alla camera mortuaria dell’ospedale di Lugo. I funerali verranno celebrati giovedì alle 14 alla chiesa di San Bernardino.

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