L’ostetrica accompagna la mamma e il suo bimbo per la gravidanza

«La figura dell’ostetrica accompagna la donna in ogni sua scelta, e non la spinge a fare un parto senza epidurale; l’ostetrica offre continuità nell’esperienza della gravidanza sia prima che dopo il parto, e non inculca alla mamma l’idea di allattare per anni». Per spiegare qual è il suo ruolo di ostetrica durante i 9 mesi di gestazione e oltre di una neomamma, Francesca Lama, attiva a Forlì e a Ravenna, sente il bisogno di evidenziare anche quello che non fa, per sfatare tutti quei miti “negativi” che si porta dietro questa figura per certi versi ancora poco conosciuta: «Non tutti sanno – continua l’esperta – che l’ostetrica è in grado di seguire in autonomia una gravidanza fisiologica. Un tempo questo compito apparteneva alla levatrice, la donna che appunto assisteva le partorienti. Ancora oggi certa informazione parla erroneamente del nostro lavoro, che è invece focalizzato a sostenere la donna nel suo processo di consapevolezza emotiva che la porterà a mettere al mondo una nuova vita».

L’accompagnamento copre tutti i 9 mesi della gravidanza: «In questo periodo si tiene conto della parte clinica (salute della donna, del bambino e andamento della gravidanza), ma anche del processo emotivo. Sono questi mesi intensi da un punto di vista psichico, sia per i cambiamenti fisici e ormonali che si susseguono, sia perché ci si prepara ad affrontare un cambiamento radicale nella propria vita. Si considera la persona a 360 gradi, prestando attenzione a tutti quei cambiamenti fisici che a volte possono sfociare in piccoli fastidi, per esempio dolori lombari, gonfiore, difficoltà intestinali, sciatica. L’ostetrica è in grado di offrire risposte di propria competenza oppure di inviare ad altri collaboratori come l’osteopata e il ginecologo. Esistono delle risposte del corpo della donna in gravidanza che sono strettamente legate all’andamento ormonale e alla fase che si sta attraversando, e che possono essere gestite con alcuni accorgimenti e consigli di facile realizzazione, come ad esempio quali cibi consumare, quali posizioni assumere, che massaggi fare per alleviare la zona lombare e come preparare il corpo al parto».

Il dolore

«Uno dei nostri compiti è preparare emotivamente la donna al parto, dissipando tutte quelle paure controproducenti che provengono dalla nostra cultura, dalle storie che le altre donne raccontano. Viviamo il rapporto con il dolore come un tabù, non se ne parla, ma così facendo lo si ingigantisce, oppure se ne fanno racconti spaventosi. Nella nostra cultura, il dolore è qualcosa di inaccettabile, ma nel parto ricopre una funzione specifica: non è una condanna, una punizione che viene dal divino, serve a far scatenare risposte endogene nel corpo della donna che la aiutano ad affrontare il parto, a trovare le giuste posizioni, a gestire l’intensità delle spinte. Inoltre la produzione di endorfine, che viene stimolata proprio grazie al dolore, rappresenta un fattore protettivo anche per il bimbo, preservandolo dallo stress».

La famiglia

L’ostetrica è una figura di riferimento per tutta la famiglia: «Sia la madre che il padre hanno bisogno di sentirsi competenti e coinvolti in tutte le fasi del percorso che porterà a una rivoluzione del nucleo familiare. Il padre ha il compito di prendersi cura di chi si prende cura, di nutrire quel terreno (la donna) nel miglior modo possibile per creare le condizioni più favorevoli ad accogliere il neonato».

L’ostetrica sostiene la coppia in una serie di scelte importanti che deve fare: «In quale luogo affrontare la nascita; come creare le condizioni ideali per sentirsi sicura e a proprio agio; capire di quali risorse avrà bisogno, se fare l’epidurale o utilizzare altri metodi di contenimento del dolore, sono tutte questioni che vanno affrontate. Talvolta la difficoltà sta nel comprendere che cosa si vuole veramente; molte donne non riescono a sentire le proprie necessità e desideri, perché sono troppo influenzate dal mondo esterno».

Il rapporto mamma e bambino

Nel percorso ostetrico si mettono le basi per quella sintonizzazione madre-bimbo che sarà fondamentale per lo sviluppo del neonato: «A ogni incontro dedichiamo del tempo a un massaggio della pancia che, oltre a sciogliere eventuali tensioni dei legamenti, serve per mettere in contatto la mamma con il feto e anche con il padre se presente alla visita.

L’assistenza ha carattere di continuità, in quanto in alcuni ospedali è possibile portare la propria ostetrica privata che non si sostituisce alle colleghe della struttura, ma collabora in sinergia con loro, unendo risorse e competenze. L’ostetrica segue la mamma e il bambino anche dopo la nascita, in un momento molto particolare, favorendo sia un buon allattamento (naturale o artificiale), sia il miglior adattamento possibile una volta tornati a casa».

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