San Marino, l’Osservatorio resta una promessa: la rabbia dei frontalieri

«Pare che le Istituzioni non siano più interessate a sottoscrivere il Protocollo di intesa per la costituzione dell’Osservatorio permanente sul fenomeno del frontalierato». Un fenomeno che riguarda nel Riminese oltre cinquemila lavoratori. A riaccendere i riflettori sull’argomento e a “richiamare all’ordine” Regione Emilia-Romagna, Provincia di Rimini e Repubblica di San Marino è Alessandra Gori, presidente del Csir-Collegio sindacale interregionale San Marino-Emilia-Romagna-Marche.

L’Osservatorio «dovrebbe rilevare ed analizzare ogni aspetto del lavoro di frontalierato che abbia conseguenze/ricadute significative sui lavoratori – ricorda Gori –, nonché sui territori italiano e sammarinese interessati al fenomeno, in una logica di reciprocità».

Questo significa, per fare qualche esempio, «produrre un report annuale sui flussi e la mobilità dei lavoratori frontalieri nei diversi territori, con particolare attenzione alle tipologie professionali richieste – entra nei particolari –, e promuovere sul territorio ogni attività ed evento finalizzati alla divulgazione, anche di natura socio-culturale, delle istanze riguardanti il mondo del frontalierato».

Ma anche e soprattutto «valutare e comprendere le problematiche connesse al lavoro frontaliero al fine di favorirne la soluzione facendosi parte attiva a livello politico nei confronti di tutti i soggetti, enti pubblici/privati, che possono a vario titolo essere coinvolti – aggiunge –, per fornire adeguate risposte alle questioni evidenziate, con particolare riferimento ai temi della sicurezza sociale, mercato del lavoro e fiscalità».

Un ulteriore aspetto, non meno significativo, è quello di «stimolare iniziative di cooperazione riguardo a eventuali opportunità di sviluppo finanziabili attraverso le risorse comunitarie Interreg – continua – previste anche per i paesi non ancora comunitari».

Risorse che «senza la costituzione dell’Osservatorio non verrebbero, a nostro giudizio, adeguatamente indirizzate alle sfide che la governance territoriale tra i due paesi ci pongono – rilancia la presidente del Csir –. Pertanto, non solo verrebbe a mancare nel territorio uno strumento necessario per il monitoraggio del fenomeno, nei suoi aspetti lavorativi, fiscali e di sicurezza sociale, ma anche il rischio di non cogliere importanti opportunità finanziarie.

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