«Tre o quattro settimane di chiusura sarebbero utili a ridurre la pressione sugli ospedali». Maurizio Grossi, presidente dell’Ordine dei medici di Rimini, non ha dubbi sul sottoscrivere l’appello di Filippo Anelli, presidente nazionale dello stesso ordine, che pochi giorni fa ha invitato le istituzioni a intervenire disponendo subito un lockdown nazionale. «E’ meglio agire adesso, prima che la situazione diventi ingestibile – ribadisce Grossi – anche perché in molte regioni d’Italia la pandemia è già fuori controllo».

Grossi un nuovo lockdown secondo lei è quindi inevitabile?

«Mi sento di unirmi all’appello del presidente Anelli perché la situazione si sta aggravando sempre più in molti luoghi e in molte regioni. E devo dire che anche a Rimini, purtroppo, cominciano a scarseggiare i posti letto. Il problema però qui non sono le terapie intensive, ma le degenze ordinarie per Covid, che crescono di giorno in giorno. I segnali sono senza dubbio allarmanti, per cui prima di arrivare a una situazione ingestibile sarebbe meglio intervenire con il lockdown, l’unico sistema che permetterebbe di fermare i contagi e alleviare la pressione sul sistema ospedaliero. E almeno tre settimane o un mese servirebbero».

La situazione è più grave che a marzo?

«Di sicuro stiamo vivendo una vera e propria fiammata, un ritorno di contagi così intenso che onestamente nessuno si aspettava. Inoltre, se prima il Covid dilagava in alcune regioni d’Italia, ora nessuna è risparmiata. Vediamo ad esempio che la provincia di Bolzano si è auto dichiarata zona rossa, abbiamo 300 morti al giorno, e le terapie intensive si riempiono. Credo che la situazione stia sfuggendo di mano. E se un lockdown non è augurabile dal punto di vista delle conseguenze economiche, non credo che nemmeno un Paese allo stremo dal punto di vista sanitario possa reggere molto a lungo».

Anche la nostra provincia è in condizioni così drammatiche?

«In realtà l’Emilia Romagna, e quindi di riflesso Rimini, forse è una delle regioni in cui il Covid viene gestito meglio, e questo è frutto indubbiamente delle scelte messe in atto dal presidente Bonaccini e dall’assessorato alla Sanità, che hanno provveduto a creare per tempo posti letto in più rispetto alla dotazione di base. Il piano per la sanità che è stato elaborato ha permesso di incrementare la disponibilità non solo della terapia intensiva ma anche degli altri reparti, e questo ci permette oggi di riuscire ad avere un controllo maggiore sugli effetti del contagio da Covid-19».

Possiamo guardare con ottimismo l’annuncio fatto dalla multinazionale farmaceutica Pfizer sull’efficacia al 90% del vaccino contro il Covid-19, in base ai dati preliminari della sperimentazione?

«Guardare con ottimismo sì, ma cedere a falsi entusiasmi no. Perché l’azienda è seria ed è quotata in borsa, e mentire su un dato su cui si concentra l’attenzione del mondo sarebbe troppo pregiudizievole per la stessa multinazionale. Però, anche se possiamo pensare di essere sulla buona strada, il traguardo è ancora lontano. Perché prima di poter trovare il vaccino sugli scaffali della farmacia sotto casa bisogna che venga prodotto in grandi quantità, che sia commercializzato e che vengano sbrigate una serie di procedure burocratiche come le gare d’appalto, che richiedono tempo. Le prime dosi per i soggetti a rischio e i sanitari magari arriveranno a primavera, ma io già sarei felice se il vaccino per tutti fosse disponibile per il prossimo autunno, fra un anno».

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