«La Settimana Rosa è un segnale di ottimismo, rappresenta la voglia di tornare a vivere e stare insieme, nonostante tutte le limitazioni che la malattia ci impone». Il presidente dell’Ordine dei medici della provincia di Rimini, Maurizio Grossi, lo dice apertamente: «Non mi sento dire che non è opportuno fare la Settimana Rosa, anche perché allora non dovremmo neanche andare al mare o frequentare locali». Se si dicesse “no” all’evento in programma dal 3 al 9 agosto, per rimanere coerenti, secondo il medico Grossi, «non bisognerebbe tornare al lockdown, ma quasi».

Dottor Grossi, quanto fa paura il Covid oggi?

«La malattia è ancora in essere, e ci sono ancora positivi, per cui non possiamo comportarci come se nulla fosse, come se ormai quella del Covid fosse una faccenda chiusa. Quello che i dati empirici ci dicono, però, è che il virus sta ancora circolando, ma lo fa in una forma diversa da quella di qualche mese fa, la carica virale è ridotta e la maggior parte dei pazienti è asintomatico. Per cui, visto che hanno ripreso i campionati di calcio e a settembre si ritorna a scuola, non credo sia il caso di vietare una settimana di festa. Se vissuta con giudizio e responsabilità da parte di tutti, in questo momento ce la possiamo permettere. E’ un segnale di ripresa, importante per sollevare il morale dei cittadini e dei turisti».

Ha fiducia nel senso di responsabilità delle persone?

«Ne approfitto per fare un appello a tutti i frequentatori: usate tutte le precauzioni necessarie nei luoghi affollati, mantenendo le distanze e usando la mascherina. E se qualcuno dovesse avere la febbre, dovrebbe fare un atto di grande senso civico e stare a casa. Non ci sarà nessuno che misurerà la temperatura prima di accedere alla festa, per cui è opportuno che ognuno sia responsabile».

Le scene dei giovani ammassati in discoteca, come le immagini del Samsara di Riccione, che commenti le suscitano?

«Sono scene che non si dovrebbero vedere, e se si verificano le forze dell’ordine devono intervenire con controlli e sanzioni, come in effetti sta succedendo. Anche i giovani devono avere più senso civico, pensare che anche se loro con grande probabilità contrarrebbero il virus in forma lieve, potrebbero attaccarlo ai loro nonni e “farli secchi”».

Non crede che uno scenario simile si potrebbe verificare anche durante la Settimana Rosa?

«E’ possibile, ma ritengo che non abbia senso, in questo momento, opporsi a un evento del genere. Ora l’ondata di piena è passata, e anche se “il fiume non è ancora rientrato nell’alveo”, comunque le condizioni attuali ci permettono di fare eventi, pur nel rispetto delle regole. Non siamo nelle condizioni della Catalogna, i casi sono stazionari verso il basso, negli ospedali c’è pochissima gente, e le terapie intensive sono quasi prive di malati di Covid. Per questo motivo, seppur il richiamo alla prudenza sia sempre importante, voglio sottolineare che l’eccessiva prudenza ha il rischio di diventare “paralisi”. E’ come nel caso di una frattura del femore: dopo un po’, anche se con cautela, devi ricominciare camminare. Noi siamo in una fase di “riabilitazione”, e non possiamo permettere che la paura di cadere non ci faccia rialzare più».

Quindi lei è ottimista sui prossimi sviluppi?

«L’ottimismo è dovuto al fatto che sono due mesi e mezzo che giriamo, e la situazione non è “scoppiata”, nonostante non siamo stati sempre virtuosismi. Questo è un fatto empirico, poi non lo sa nessuno poi cosa succederà a ottobre».

Non la spaventa la circolazione del virus negli altri altri Paesi?

«Fino a un certo punto, perché la situazione odierna in altri Paesi è frutto del fatto che hanno osservato un periodo di lockdown meno lungo. Forse lo possiamo dire: noi siamo stati più bravi».

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