La saga dei Burioli tra Longiano e il Venezuela. L’incertezza sull’attacco Usa per prelevare e arrestare il dittatore Maduro preoccupa un gruppo familiare diviso tra due Stati.
La storia
Nel dopoguerra a Longiano non c’era lavoro. Un pioniere a scegliere di cercare fortuna oltreoceano, e a trasferirsi in Venezuela, fu il longianese Otello Burioli (scomparso nel 2002) quando nel 1953 decise di lasciare la gestione del bar di via Borgo Fausto a Longiano, e trasferirsi nella città di Cumanà, su invito del compaesano Gino Parini che già era in loco.
In Venezuela avviò una piccola fabbrica di costruzione di blocchetti per edilizia “Concretela Carabobo”, che poi si allargò a vendita anche di altro materiale e pure a un’impresa costruttrice di case.
Nel 1956 lo raggiunsero in Venezuela la moglie Anna Pollini Burioli (scomparsa nel 2007) e il figlio Luciano (classe 1941) ed in seguito Giovanni (classe 1957) per dare una mano nella produzione di blocchetti.
La scommessa era vinta e il benessere raggiunto.
Il racconto
«Per arrivare in Venezuela impiegai oltre 13 ore con la nave “Irpinia” - racconta dalla sua casa di Longiano Luciano, 85 anni da compiere tra qualche giorno -. Si lavorava 16 ore al giorno. Il Venezuela stava crescendo economicamente e di materiale c’era molta richiesta. Là conobbi Romana Beltrami di Modena, figlia del titolare della bottega-supermercato “Abasto Arismendi” di cui mi servivo. Negli anni a seguire mio padre Otello e mio fratello Giovanni tornarono a Longiano, dove fondarono la Cantina Burioli in località San Lorenzo in Scanno (l’attività di famiglia è proseguita da Filippo Burioli a Budrio sulla via Emilia, ndr)».
Bloccati a Longiano, sperano nel ritorno
Luciano si sposò con Romana a Cumanà e nacquero 4 figli, di cui oggi William e Christian vivono in Venezuela (con 5 nipoti) e due sono in Italia: Annamaria a Longiano e Thamara a Noceto di Parma (con 4 nipoti). L’abitazione di Luciano si trova nel capoluogo longianese, dove una volta all’anno i due coniugi oggi possono permettersi di tornare. «Siamo molto preoccupati da quanto sta succedendo in Venezuela e spero con tutto il cuore che la situazione si normalizzi al più presto - dicono - i miei figli e nipoti che abitano in Venezuela sanno poco e nulla di quanto sta avvenendo visto che giornali e tv non ne parlano. Siamo noi dall’Italia a riferire loro su quanto è possibile sapere. Dovevamo rientrare un mese fa, ma il Governo Maduro aveva bloccato tutti i voli». «Ora abbiamo il biglietto di ritorno per il 26 gennaio -concludono - speriamo proprio di riuscire a farcela. Non solo la nostra famiglia è divisa, ma anche il nostro cuore. Amiamo entrambi gli Stati: qui in Romagna si sta bene e si mangia meglio. In Venezuela ci sono però la metà dei nostri affetti, le amicizie e la gran parte degli anni della nostra vita».