Longiano, arriva “Woodoostock”: due serate per dare spazio alle band emergenti

Longiano

È il 1969 e in un paesino delle campagne di New York due amici - Michael Lang e Artie Kornfeld - stanno per realizzare un sogno comune: aprire uno studio di registrazione. Per l’inaugurazione decidono di organizzare una festa invitando a suonare nella loro sala gli artisti locali. Le prime proposte corrispondono ai nomi di Bob Dylan e John Sebastian. Due imprenditori coinvolti nel progetto per necessità economiche suggeriscono, invece, di allestire un concerto di grandi dimensioni. Accettano.

Legami con la Romagna? Nessuno. Ma considerata l’innata capacità della musica di creare connessioni inspiegabili tra storie, luoghi e persone, è dallo stesso sogno di Lang e Artie che nasce il progetto del trentaseienne batterista cesenate Guido Balestri: creare uno spazio dedicato agli artisti emergenti. Con un’unica regola: «Divertirsi», afferma. Questo luogo è il “Woodoo Sound Labs”, una sala prove con studio di incisione annesso in via Guido Bazzocchi a Ponte Ospedaletto di Longiano. Dove nelle serate di oggi e domani, a partire dalle 18, si terrà un evento pubblico dal titolo piuttosto evocativo: il “Woodoostock”.

La genesi

Il “Wodoo” per Guido non è solo lavoro, ma il raggiungimento del più profondo degli obiettivi: il completamento del sogno del padre Paolo. «Tutto parte da mio babbo – racconta Guido –. Da giovane aveva uno studio a Cesena. Si chiamava “Cocamonga Records”. Cessata l’attività, divenne tecnico di palco per artisti come Ivan Graziani, con cui rimase molti anni». La “Comcamonga Records” spegne gli impianti, ma la fiamma della passione rimane accesa nell’intimo di papà Paolo. Iniziando a scaldare anche il cuore di Guido. Tutto continua a ruotare intorno alla famiglia. «Negli anni Cinquanta, mio nonno Guido Bazzocchi – continua Balestri – ha inventato e brevettato il meccanismo della motozappa». Una rivoluzione tecnologica per l’agricoltura che regalò all’avo un notevole benessere economico. Tanto da riuscire ad avviare una vera e propria azienda costruendo il capannone dove oggi sorge il “Woodoo”. «Memore dell’esperienza di mio babbo, mi venne un’idea per recuperare l’immobile. Perché non fare uno studio per me?». L’ambizione di un padre trasferita nel figlio: «Non ho fatto a tempo a proporglielo – riporta con una risata Guido – che aveva già comprato tutto il legno per iniziare i lavori».

Il “Woodoo”

Interamente rivestito in legno, come facilmente intuibile dal nome, la struttura conta quattro sale prova da circa 40 metri quadrati; una sala regia; grandi impianti di amplificazione e ad alta risoluzione del suono. Nonché un servizio curato nei minimi dettagli. Quasi maniacale. «Mi occupo dell’allestimento delle sale e del soundcheck delle band personalmente», spiega il titolare. Senza distinzione. «Al “Woodoo” passa chiunque. Da chi non sa cosa sia un cavo jack o di come si accenda un amplificatore, ma si butta nella mischia, a professionisti» L’elenco non mente: Raphael Gualazzi; Tullio De Piscopo, Federico Paulovich e Chris Coleman, storico batterista di Prince.

La mission

Inciso nel legno del “Woodoo”, lo scopo è chiaro: promuovere il movimento. «Il territorio è una fucina di musicisti desiderosi di farsi conoscere – dice Guido –. Sono anni, per esempio, che vengono da me gli allievi della scuola di musica “Rock House” di Cesena. Ragazzi educati, emotivi e appassionati che suonano per il pur piacere di suonare. Sapere che nel mio studio crescono musicisti così è la maggiore soddisfazione». Ognuno seguendo il proprio istinto. «Abbiamo le inflazionate band punk-rock; i “metallari”; gruppi blues; l’hard-core e il pop. Fino ai moderni artisti trap».

“Woodoostock”

Nel 2021, Guido azzarda e inaugura nello stesso stabile “Resina”, un locale aperto tutte le sere in pieno “formato Balestri”. «Lo gestiscono mia sorella Martina, la vera mente di tutto, e mio fratello Tommaso». Le idee scorrono a fiumi come la birra dallo spillatore. «Due anni fa abbiamo realizzato che avremmo dovuto restituire qualcosa ai gruppi che ci scelgono fin dall’inizio – spiega Balestri – e così abbiamo iniziato a pensare una programmazione di concerti che parte a ottobre e finisce a settembre dell’anno successivo. E l’evento conclusivo l’abbiamo chiamato “Woodoostock”». Una serata di musica diventata una vetrina per band emergenti che riscontra subito un’ingente richiesta di partecipazione. Tanto che da quest’anno, l’evento diventa di due serate.

La nuova rassegna

Come una loopstation, una stagione finisce, un’altra comincia. «Da ottobre, due venerdì al mese, proporremo dei concerti con gruppi sempre diversi». Con una squadra nuova e rinforzata. «Per realizzare questa rassegna ho coinvolto anche due membri della mia band, gli “Outher” – riporta Guido –. Fabio Rossi che si occuperà dello scouting e dell’ingaggio delle band e Matteo Gentili, fonico ufficiale del “Woodoostock”». Nuove proposte, stessi obiettivi. «Porteremo tutti i generi – promette –. Ma soprattutto vorremmo valorizzare la produzione inedita di chi sale sul nostro palco», confessa Guido.

Il concerto di Lang e Artie durerà quattro giorni - 15, 16, 17 e 18 agosto -, si svolgerà nelle campagne di Bethel, ma passerà alla storia come il “festival di Woodstock». Se la musica non ha età tanto vale provarci. Parola di “babbo Paolo”.

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