Il teatro Petrella di Longiano completa i progetti di residenza artistica tersicorea. Avviene questa sera alle 21 con la presentazione del “corpo” secondo Stefania Tansini, danzatrice emiliana (1991) che negli ultimi anni ha intrapreso un percorso autoriale. Sua l’anteprima parziale della coreografia “My body” in collaborazione con l’Arboreto di Mondaino per il progetto “Vorrei fare con te quello che la primavera fa coi ciliegi”, che l’ha vista provare per due settimane al Petrella. Un’altra parte di “My body” ha debuttato un mese fa a Forlì nell’ambito delle residenze artistiche di Masque Teatro. Questa sera Tansini si esibisce in un solo di trenta minuti a cui segue un incontro con artista e pubblico curato da Francesca Giuliani. Al termine si proietta la coreografia in trio di “My body”.

«Purtroppo il ritardo di mesi di questa residenza longianese, prorogatosi per via del Covid – fa sapere la coreografa – non ci permette stasera di avere tutti i danzatori a disposizione. Abbiamo perciò registrato il loro pezzo su questo stesso palcoscenico del Petrella e lo faremo vedere».

Il “corpo” solo e in trio sono due spettacoli diversi?

«Sono due parti autonome, ma rappresentano la visione di una stessa cosa da prospettive diverse; così il solo è una solitudine che si relaziona con il mondo, mentre il trio è una comunità che si relaziona con lo stesso mondo. Di fatto cambia tutto perché sono diverse le condizioni esterne in cui il corpo è immerso. La verità di fondo, che vale per entrambi, è la ricerca sul corpo la cosa che mi interessa davvero».

Cos’è dunque per lei il corpo che danza?

«Proprio da questa domanda parte la mia ricerca, io continuo a percorrere questa verità da un interrogativo essenziale: come sta il corpo, cosa ce ne facciamo di questa energia vitale che si sprigiona dal nostro contenitore energetico/ corpo a cui dobbiamo dare forma. La risposta che sollecita il mio lavoro sta nell’intendere la verità del corpo come movimento, gesto, azione, come forma dinamica che agisce in uno spazio in libertà, senza crearmi tabù a priori».

Martha Graham diceva che «il movimento è l’unico discorso su cui non mentire»; in che modo riesce dunque a esprimere la sincerità del corpo in movimento?

«Mi concentro sulla maniera che ho di muovermi, di agire il movimento, cosa questa che ci relaziona all’uomo come essere interiore profondo, e dà verità al corpo. La mia ricerca non è autoreferenziale, il mio desiderio è di riuscire a mettere in relazione il mio con il corpo dell’altro o degli altri».

Come le sembra questa tensione verso l’altro?

«Penso che il corpo manchi, intendo dire che l’umano ha bisogno di un corpo materiale, carnale, organico, caldo come il cuore, a cui non siamo abituati. Ci creiamo limiti a priori dettati da schemi sociali e culturali. Fatichiamo ad avere una relazione tra corpi tale da permettere libertà di azione e movimento da un lato, e dall’altro apertura di questo stesso corpo verso la vita e verso gli altri».

A cosa serve dunque la danza e con quale musica la fa muovere?

«La danza è un collante tra le cose che ritorna sempre alla sua origine rituale profonda e necessaria in tante forme. In “My body” ci muoviamo su musica originale di Claudio Tortorici. Utilizziamo degli oscillatori, la parte sonora è un flusso dinamico vibrazionale, una ricerca legata al movimento delle vibrazioni che il suono produce».

Nella sua ancora giovane carriera ha collaborato pure con Romeo Castellucci, quale impressione?

«Nel suo “Democrazia in America” Castellucci ha inserito anche un cast di danzatrici, mi sono così avvicinata al teatro, processo creativo che mi ha aperto nuove modalità di stare in scena, e insegnato il coraggio che Romeo ha nel mettere in scena le sue idee».

Euro 3.

Info: 0547 666008

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