Longiano prova a riportare a casa un dipinto rubato due secoli fa

Cento opere custodite nei depositi pronte a tornare nei loro luoghi d’origine: Longiano punta dritto a farsene restituire una. L’iniziativa del ministro Dario Franceschini apre scenari che potrebbero vedere il Comune collinare tornare in possesso di un dipinto che manca da oltre due secoli. Il punto di partenza del nuovo progetto voluto dal Dicastero della Cultura è la volontà di riscoprire il patrimonio conservato nei magazzini statali dove sono depositati tanti capolavori. La banca dati, elaborata dalla Direzione generale musei, ha contato 3.652 opere provenienti dai depositi di oltre 90 musei statali che potrebbero riprendere la via di casa. Ne è nato il “Cento opere”, progetto con cui si punta a far sì che lo straordinario patrimonio “sepolto” nei depositi sia restituito al pubblico. L’iniziativa è promossa per rafforzare la rete dei musei italiani, partendo da 14 dei più importanti d’Italia: dalla Galleria degli Uffizi al Museo di Capodimonte, dalla Pinacoteca di Brera alla Galleria Borghese, dal Museo archeologico nazionale di Ferrara al Museo archeologico di Napoli, e altri che custodiscono nei magazzini opere che potrebbero tornare finalmente nelle sale di musei dei territori da dove sono state sottratte da tempo.

Prime restituzioni dietro l’angolo

Sembra che alcuni capolavori di un gruppo di un centinaio siano già sul punto di tornare a casa. Fanno parte di un patrimonio artistico immenso, pari a oltre 4 milioni e mezzo di opere al momento custodite nei depositi dei musei italiani, a fronte delle 432.069 esposte. L’idea di rimettere in circolo dipinti e sculture attualmente non ammirabili è nata da uno spunto personale del ministro della Cultura, Dario Franceschini. È intenzionato a riportarli alla luce del sole nei luoghi dove sono stati realizzati e conservati fino a successive spoliazioni. Si pensa di partire con cento ogni anno, ma l’operazione potrebbe proseguire a lungo: intanto, è stata finanziata con 1 milione di euro per il restauro e la ricollocazione nei siti da cui erano partite.

Quadro richiesto da trent’anni

Da molto tempo Longiano reclama un quadro che fu portato via dall’ex convento San Girolamo e poi incamerato da Brera. Più volte era sembrato sul punto di tornare, ma l’ente milanese si è sempre opposto, “congelando” ogni trasferimento. Si tratta di un dipinto su tavola di legno di pioppo e misura 1,66 metri per 2,50. Il 15 giugno 1809 fu portato a Milano per proteggerlo dalle rapine napoleoniche e non fu poi mai restituito, nonostante le richieste. Si trova tuttora nei depositi della pinacoteca di Brera. L’enciclopedia Treccani, citando l’esperto d’arte Piraccini, riporta che l’autore dell’opera è «oscillante fra padre e figlio, Benedetto o Bartolomeo Coda». Conferma inoltre che «la pala, asportata in epoca napoleonica dalla chiesa di San Girolamo di Longiano, è ora a Milano (Brera)».

Altro tentativo

«Stiamo seguendo con attenzione le possibilità che offre il nuovo “Cento opere” voluto dal ministro Franceschini – afferma Giorgio Buda, direttore del Museo dell’arte sacra di Longiano – Reclamiamo la grande pala di Benedetto Coda, che era conservata nella chiesa del convento di San Girolamo, soppresso durante il periodo napoleonico. Si trovava nella chiesa del convento e dello stesso autore a Longiano possediamo un’altra pregevole opera, conservata ed esposta nella Collegiata San Cristoforo. Longiano ha chiesto la restituzione almeno cinque o sei volte – continua Buda – Anche quando ero vice sindaco, la fitta corrispondenza sortì il risultato che l’opera stava per ritornare in paese. Però, all’ultimo, da Brera si misero di traverso e non se ne fece nulla. Come “contropartita”, ci pagarono le spese per il restauro di un altro quadro. Abbiamo riscritto anche l’anno scorso e ci hanno chiesto garanzie sull’eventuale presenza di umidità e di fornire le misurazioni annuali sulla temperatura dei locali in cui l’opera di legno dovrebbe essere conservata». Il luogo naturale dove accoglierla è lo stesso Museo dell’arte sacra. «Mi sono messo subito a misurare la temperatura e ne ho fatto un registro – conclude Buda – Anche per l’umidità mi sono dotato di uno strumento di registrazione dei valori. Nei prossimi giorni mi recherò in Comune per ripresentare la richiesta a Brera».

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