Longiano, protesta per il Comune che alza l’Imu

Bilancio di previsione con aumento delle tasse. Brutta sorpresa sotto l’albero di Natale per i longianesi. L’imposta per l’Imu delle seconde case e delle aziende cresce di un punto percentuale e si assesta sul massimo consentito dalla legge.

La notizia che l’Imu si assesterà al massimo sta suscitando un certo scalpore, con vari mal di pancia. «In un momento di grande difficoltà per famiglie e imprese – esordisce Matteo Venturi, capogruppo di minoranza della lista “Siamo Longiano” – la giunta comunale ha scelto la via più semplice per fare cassa: se servono soldi per far quadrare i conti, si aumentano le tasse. Nel bilancio di previsione 2023 depositato in Comune è previsto un aumento delle entrate tributarie di quasi 400mila euro rispetto al 2022. In particolare arriveranno 300mila euro in più dall’Imu. Sarà applicata l’aliquota massima in riferimento a ogni categoria, a eccezione dei terreni agricoli, che vedono un aumento più contenuto, passando dallo 0,76 allo 0,86 per cento. Passano invece all’1,06 per cento, per esempio, negozi, capannoni industriali, seconde case e aree fabbricabili. In mezzo all’atmosfera ovattata di luci e casette, i longianesi devono sapere che sotto l’albero troveranno più tasse. Annunciamo fin da ora, per quello che può contare, il nostro voto contrario a questo aumento».

L’aumento è statocomunicato ufficialmente ieri sera ai consigli di frazione riuniti in assemblea unificata alla sala San Girolamo.

«Eravamo uno dei pochi Comuni della zona che non aveva ancora applicato l’aliquota massima prevista dalla legge – sottolinea il sindaco Mauro Graziano – Purtroppo abbiamo subito i rincari delle bollette a carico del Comune e in questo periodo ci sono scaduti anche appalti importanti. Si tratta della convenzione per gli educatori per l’handicap e il servizio mensa nelle scuole. Una doppia spesa non da poco, visto che solo per gli educatori si tratta di oltre 100mila euro di maggiori costi che non abbiamo voluto porre a carico delle famiglie, già alle prese con gli aumenti delle bollette e del costo della vita. L’unica soluzione è rimasta, quindi, quella di aumentare di un punto percentuale l’aliquota Imu per la seconda casa, che non graverà sui ceti meno abbienti visto che la prima casa ne è comunque esente».

Ma lo stesso aumento toccherà per le aziende e rischia di non essere del tutto indolore in un momento di bollette più care anche per le imprese: «Ci dispiace per i capannoni delle aziende e i negozi – conclude il sindaco – ma l’aumento dell’Imu previsto nel bilancio di previsione era l’unica soluzione praticabile».

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