Longiano, la nuova danza in scena al teatro Petrella

Al teatro Petrella fa ritorno la nuova danza, quella di Nothing. Nel nome del padre del figlio e della libertà. A portarla in scena in anteprima, stasera alle 21, è Michela Lucenti, coreografa danzatrice che fa ritorno, a sei anni da “Before break”, con il suo Balletto Civile, comunità nomade insieme da una quindicina d’anni. È un gruppo solido che guarda a costruire un nuovo pubblico della danza. In questo caso la proposta fa leva sullo Shakespeare di “Re Lear” a partire dal saggio del filosofo Massimo Cacciari “Re Lear padri, figli, eredi”.

La coreografa ligure (1971) porta in scena 9 danzatori fra cui un performer di 76 anni, e suo padre ormai 80enne nel ruolo di Re Lear. Michela interpreta Cordelia.

Lucenti, lei ha una doppia formazione, in teatro e danza; è questa la ragione di un lavoro che al movimento unisce la parola?

«Mi considero coreografa che da sempre crede nell’ibridazione del linguaggio, per me le due cose vanno di pari passo. La nascita dei miei spettacoli però avviene sempre dal corpo, dall’impianto coreografico; poi arriviamo al testo. È un percorso al contrario, come se il corpo si conquistasse le parole. Qui ci sono estratti e personaggi della tragedia. Facciamo un riassunto di “Re Lear”; cerchiamo di avvicinare alla danza anche un pubblico che è al di fuori, invogliandolo a seguire un grande racconto fisico, una drammaturgia fisica».

Perché è partita dal saggio di Massimo Cacciari?

«Perché affronta una lettura molto interessante del concetto di eredità paterna, intesa non in modo materiale, ma come asse portante di qualcosa. Il fatto che ci fosse mio padre come protagonista mentre io, pure fuori età, fossi la figlia Cordelia, ha reso questo lavoro, iniziato due anni fa, anche un bel viaggio, intimo e forte».

In che modo unisce i due distanti autori?

«Cacciari fa una riflessione contemporanea a partire da questo “niente” di Cordelia, fino al concetto del perché non vogliamo un certo tipo di eredità, ma ne pretendiamo un’altra. Pertanto il rapporto fra i due testi è quello personale, ossia il contemporaneo, la biografia. Il tramite per unire lo scritto biografico alla tragedia è il corpo, cioè la parte coreografica».

Come si destreggiano corpi e voci?

«Balletto Civile ama il palleggio fra le storie personali degli interpreti, il lavoro testuale su Shakespeare, il lavoro tra corpi giovani e più maturi. In “Lear” c’è pure un rapporto estremamente viscerale e duro sui fratelli, sul “cainismo”, l’uccisione tra fratelli, da quelle di Goneril e Regan a quelle di Edmund ed Edgar. Emerge un rapporto di visceralità familiare in senso profondo e simbolico, di eredità, dei legami di sangue».

Come cambia lo stile coreografico di Balletto Civile rispetto ai precedenti lavori?

«Solitamente lavoriamo sul contatto, sulla relazione, con momenti anche furiosi. Qui invece, novità, il lavoro è più lineare, più calmo, presenta movimenti più ricercati, ha un rapporto preciso, geometrico con il segno corpo, anche fotografico, più simile a un continuum; forse è per la presenza del lavoro fisico di corpi anche più anziani. Scenicamente si vede una distesa bianca simile a neve, circondano alberi esili, cespugli bianchi».

È vero che curerà artisticamente la stagione danza dei teatri di Ert?

«Sì, da quest’anno sono artista associata Ert, questo spettacolo si vedrà anche al Bonci di Cesena. Il direttore Valter Malosti mi ha chiesto di occuparmi della danza, credo ne uscirà un cartellone interessante, con proposte diverse che guardano in particolare a un nuovo pubblico, ma rispettose di un pubblico più tradizionale».

Info: 0547 666008

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