Longiano, la forza del teatro e della cultura per fare sbocciare un paese

In Municipio si legge ancora il manifesto «Il villaggio dove vivere è bello», riconoscimento attribuito a Longiano nel 1992, quando la bellezza e l’armonia del borgo collinare emerse in un concorso promosso da rivista Airone e Comunità Europea. La notorietà del paese oltre le mura era già cominciata con la riapertura del teatro Petrella, nel novembre 1986; l’allora direttore Sandro Pascucci ebbe l’intuizione di mettere il teatro a disposizione degli artisti. «Considerammo lo spazio bello e piccolo, il contesto geografico, le risorse economiche. Agli artisti offrivamo il teatro in cambio di anteprime e residenze». Una proposta adottata poi da altri teatri, ma che allora spinse attori e nuovi comici a fermarsi a Longiano per giorni, settimane, fino a viverci. Così fecero Paolo Rossi e Lucia Vasini, David Riondino e Sabina Guzzanti, Antonio Catania e Lelia Serra.
Lelia è l’unica dei sei che da 30 anni vive a Longiano, sebbene i primi li abbia trascorsi in una frazioncina, la minuscola San Lorenzo in Scanno: «La presenza all’epoca di attori in cerca di alloggi – ricorda l’attrice – spinse gli abitanti a promuovere una sorta di albergo diffuso, come si direbbe oggi. Non c’erano ancora B&B, ma c’era chi affittava le proprie stanze e case; noi abitammo a San Lorenzo, in una vecchia casa di campagna, proprietà dei Turchi del frantoio di Balignano».
Di lì a poco anche l’hotel Venturi di Roncofreddo sarebbe divenuto l’albergo “di famiglia” degli attori a Longiano. I Venturi assecondavano le esigenze degli artisti; anche quando rientravano dalle prove a notte fonda, facevano trovare piadina calda, squaquerone, tagliatelle.
La fama di Longiano si estese in Italia e al di fuori, così come crebbe il desiderio di tanti romagnoli di salire a viverci, con risvolti anche negativi. «C’erano sperequazioni di prezzi “mostruose” e inspiegabili tra Longiano, Roncofreddo, Montiano».
Lelia Serra, che ai tempi dell’amministrazione Pascucci è stata pure assessora ai Servizi sociali, ha avviato un interessante progetto insieme con Gyula Molnar, Francesca Bettini, Paolo Summaria, attori che come lei si sono stabiliti a Longiano. «L’idea era di creare un ponte fra la gestione del teatro e i residenti. Abbiamo fatto 100 interviste ai longianesi sul Petrella, promosso incontri, ideato uno spettacolo con i cittadini, ma il lockdown ha fermato tutto».
Oggi Lelia vive l’impegno di longianese anche nel sociale, attiva nell’associazione “La voce amaranto” che si occupa di violenza di genere nel distretto del Rubicone: «Se vuoi “ingaggiarti” in attività di bene pubblico, la Romagna anche nei borghi è terra ricca».

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