Longiano e nuova perizia sul 19enne morto: “Riaprite il caso”

Una perizia per riaprire il caso. Giuseppina Campione, 63 anni, la mamma del 19enne Matteo Iozzi, ha depositato in questi giorni una consulenza di parte (tramite il suo avvocato Carmelita Morreale, stilata dal patologo Franco Zuppichini) per chiedere di tornare ad indagare sul decesso del figlio: avvenuto nel luglio 2016 a seguito di un malore di origine cardio circolatoria all’interno d una comunità di recupero Papa Giovani XXIII a Balignano.

La richiesta formale con le indicazioni sul “cosa” indagare è stata formalizzata al pm Laura Brunelli. Dopo che la vicenda del 19enne, dall’epoca della morte, era stata archiviata senza indicare responsabili terzi nell’accaduto.

La storia

Matteo Iozzi era un ragazzo di oltre 140 chili, della provincia di Alessandria. Prima di essere trovato morto era stato 34 giorni nella comunità longianese di recupero tossicodipendenti, come volontario e dove ambiva a diventare un casco bianco per prendere parte all’operazione “Colomba” in zone povere del mondo. Arrivò a Longiano carico di buoni propositi ancorché gravato anche da problematiche di natura psichiatrica che avevano avuto il loro esordio in età infantile e per cui era stato seguito in ambiente specialistico per disturbo di iperattività e deficit dell’attenzione, dislessia, discalculia, disortografia.

Per il controllo del suo stato di salute e del suo peso, veniva sottoposto a ricoveri programmati alla clinica Villa Azzurra di Rapallo: in quel momento Matteo era alto circa 190 cm e pesava 142 kg e la nutrizionista gli aveva prescritto una dieta da 2.300 calorie.

Il ragazzo morì a 19 anni all’interno della struttura per un infarto, secondo la versione ufficiale, mentre per la madre «per mancanza di attenzioni e cure adeguate per le patologie di cui soffriva».

La nuova perizia

Nei giorni prima della morte aveva avuto delle problematiche di tipo gastroenterico: tanto che in comunità lo avevano fatto visitare da un medico. Appariva disidratato ma (pur in assenza di refertazione) dalle indagini si apprese che gli erano stati prescritti poco più che dei fermenti lattici, come un normale malessere di stomaco. L’autopsia medico legale a doppia firma Laura Gramantieri e Donatella Fedeli escluse qualsiasi tipo di responsabilità di terzi nella morte. La nuova perizia depositata chiede alla procura di poter verificare l’eventuale interazione di ulteriori medicine assunte con quelle che era la normale ed impegnativa terapia che il 19enne già assumeva. E se quindi possano esserci state delle cause di morte associabili a sottostima dei malesseri precedenti da parte dei responsabili della comunità o del medico che lo aveva visitato il giorno prima di morire.

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