L’oncologo Ridolfi: i rischi reali del 5G

Mi è capitato casualmente fra le mani il mensile di ottobre di “Frate Indovino”, che, in una pagina dedicata al 5G, presenta l’innovazione come la formula di un indiscutibile progresso e ne enfatizza la sicurezza per far tacere qualunque detrattore. Nega ogni rapporto di cancerogenesi cerebrale con l’uso del cellulare argomentando “.. perché le radiazioni ionizzanti a bassa frequenza penetrano limitatamente nel corpo e non possono alterarne la struttura cellulare”; il possibile rischio di causare tumori sarebbe inoltre “indebolito con il calo progressivo delle frequenze dei dispositivi immessi sul mercato”.

E’ vero che le radiazioni non-ionizzanti non alterano la materia, ma possono comunque influenzare pesantemente la funzionalità del nostro DNA per via epigenetica, quindi affermare che sono sicuramente innocue è falso. Decine di studi in laboratorio e studi sull’animale lo confermano: l’ Istituto Ramazzini ed il National Toxicology Program Americano hanno pubblicato nel 2018, in piena concordanza ed in studi separati, l’insorgenza di tumori maligni dei nervi cardiaci nei topi irradiati. Negare il rapporto fra uso del cellulare e tumori cerebrali è altrettanto falso: la IARC (Agenzia Internazionale Per la Ricerca sul Cancro) ha definito nel 2011 “possibili cancerogeni 2b” le radiazioni emesse da cellulari e cordless sulla base di corposi studi positivi (Hardell 2009, poi confermati da Bortkiewicz e da Momoli nel 2017), con un rischio da 2 a 4 volte per tumori cerebrali e neurinomi per un uso superiore ai 10 anni ed iniziato in età giovanile. Non mi sono meravigliato più di tanto di trovare affermazioni scorrette e fuorvianti da parte di “Frate Indovino”, mentre ho trovato veramente inopportuno che nei giorni scorsi sulle pagine del Corriere di Romagna illustri Esperti abbiano potuto usare quelle stesse argomentazioni. Dovrebbero ben sapere che esiste l’Epigenetica legata alla cancerogenesi (circa 30.000 pubblicazioni cercando in PubMed), perfettamente applicabile all’elettromagnetismo, mentre le soglie di tossicità per le onde elettromagnetiche sono fissate da decenni solo sulla base del possibile “riscaldamento”. Non possono ignorare che la IARC usa il termine “possibile cancerogeno” solo perché, mentre vi sono studi probanti su cellule ed animali, quelli che riguardano l’uomo sono ancora poco numerosi; ma sanno benissimo che per avere molti studi sull’uomo si devono attendere molti anni e… migliaia di morti! Non possono ignorare un concetto basilare della Statistica Medica che afferma che gli studi positivi confermano in maniera inequivocabile un rischio, mentre gli studi negativi non possono negare il rischio e valgono zero, come un goal annullato nel gioco del calcio! Soprattutto dovrebbero sapere che esiste il Principio di Precauzione ratificato dall’Europa e dall’Italia e che quella del 5G sarà una sperimentazione a cielo aperto sulle popolazioni, senza alcun rispetto delle singole persone (senza Comitati Etici, senza Consensi Informati ..?), con frequenze che saliranno dai MegaHz (milioni di Hertz) della attuale telefonia fino a GigaHz (da 30 a 300 Miliardi di Hz) con il 5G, e con la necessità di impiantare, secondo il Garante delle Comunicazioni, una media di 1 milione di antenne per KM2 . Il rischio già verificato con l’uso dei cellulari soprattutto nell’infanzia e quello che verrà con una esposizione massiva alle onde elettromagnetiche potrebbe anche essere giudicato “non enorme”, ma l’applicazione sull’intera popolazione potrebbe comunque causare, in un prossimo futuro, un numero non indifferente di gravi danni alla salute, con la conseguente disperazione di quelli (pochi ?) che ne saranno colpiti.

*Coordinatore Medici per l’Ambiente –ISDE, sezione di Forlì-Cesena

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