L’occhio secco, colpisce tra il 25 e il 30% della popolazione

Irritazione, rossore, prurito, dolore, sensazione di bruciore e di sabbia o di un corpo estraneo dentro l’occhio sono i principali sintomi dell’occhio secco (dry eye disease), una sindrome molto diffusa: «Sebbene quasi tutti abbiamo provato almeno una volta nella vita alcuni di questi sintomi, – spiega la dottoressa Bendo Edlira, oculista dell’U.O. Oculistica dell’Ospedale “Morgagni-Pierantoni” di Forlì -, la sindrome vera a propria è più comune nei pazienti anziani e in coloro che presentano patologie sistemiche, autoimmuni e infiammatorie. Inoltre, la sindrome sembra prediligere il sesso femminile. Secondo studi recenti, la sindrome dell’occhio secco è tra i motivi che più frequentemente portano a consultare l’oculista e i dati riferiscono che i pazienti affetti da secchezza oculare sfiorano il 25-30% della popolazione».

Si tratta di una patologia che si scatena quando l’occhio non è umidificato adeguatamente: «L’umidificazione degli occhi è un processo complesso – continua l’esperta -; le ghiandole deputate alla produzione di lacrime ne secernono in continuazione grazie a un riflesso nervoso che non passa sotto il controllo volontario. Esse sono composte da lipidi, acqua e muco e formano una pellicola trasparente, il film lacrimale, composto da più strati, che contribuisce a mantenere una buona visione, nutrendo e idratando l’occhio, pulendolo dai detriti e proteggendolo dai microrganismi. Un deficit di qualità o quantità degli strati microscopici rende il film lacrimale fragile. Per semplificare, si parla di secchezza oculare o sindrome dell’occhio secco quando l’evaporazione delle lacrime è troppo rapida, la produzione delle lacrime è diminuita o le lacrime si distribuiscono in modo non corretto sull’occhio».

Produciamo circa un litro di lacrime all’anno: «Le lacrime si sistemano uniformemente sul bulbo oculare e vengono trattenute dalle palpebre per circa 2 minuti, per poi venire scaricate nei canalini lacrimali e far spazio alle nuove lacrime. Contrariamente a quanto si possa pensare, la sindrome dell’occhio secco non impedisce di piangere. Inoltre, paradossalmente, un altro sintomo può essere proprio l’eccessiva lacrimazione, che non serve però a tenere umidificato l’occhio. La condizione di secchezza dell’occhio non dipende, infatti, dalla quantità, ma dalla qualità che in alcuni casi può essere insoddisfacente».

Possono comparire anche altri sintomi: «A volte è presente un aumentata sensibilità alla luce; un’abbondanza di secrezioni ai bordi delle palpebre; dolore all’apertura degli occhi al mattino; diminuzione della nitidezza visiva alla lettura e davanti agli schermi luminosi e sensazione di affaticamento oculare».

Per quanto riguarda le motivazioni alla base di questa patologia: «Le cause della sindrome dell’occhio secco sono tantissime e possono essere presenti più di una contemporaneamente, così da contribuire a mantenere attivo un vero e proprio circolo vizioso, concetto chiave alla base di questa malattia».

Le cause si possono schematizzare in tre gruppi: ambientali, farmacologiche ed eterogenee: «Il vento, stare per svariato tempo in ambienti umidi e caldi, oppure in ambienti climatizzati, insieme all’inquinamento atmosferico e al fumo, sia attivo che passivo, sono le cause dell’occhio secco che fanno parte del primo gruppo. Tra i farmaci che precipitano o aggravano l’insorgenza dei sintomi ne troviamo alcuni di uso comune contro il raffreddore, contro le allergie e gli antidolorifici, ma anche farmaci più specifici per altre malattie come i diuretici, i betabloccanti per l’ipertensione arteriosa, i farmaci per le terapie dell’umore come gli antidepressivi e i neurolettici, i sonniferi e i trattamenti ormonali. Il terzo grande gruppo è invece molto eterogeneo; troviamo fattori che non si possono cambiare o sono difficilmente evitabili: i cambiamenti ormonali nella donna durante la menopausa, il diabete, le allergie, l’eccesso o la carenza di alcune vitamine, le malattie delle ghiandole, le malattie del funzionamento delle palpebre che espongono continuamente la cornea all’aria». E inoltre: «Una menzione speciale va fatta alla chirurgia refrattiva, chirurgia a cui si fa sempre più ricorso per ridurre i difetti di refrazione come miopia, ipermetropia e astigmatismo; anche questi interventi, sebbene sempre meno gravati da effetti collaterali, possono essere alla base dei sintomi da dry eye disease. In ultimo, l’uso prolungato delle lenti a contatto è alla base di numerose patologie della superficie oculare, tra cui proprio la secchezza».

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