Locali uniti: nasce il Rimini Social Club

Una “rete” di imprenditori. Un marchio ad hoc. Una consapevolezza di base: basta coltivare i propri orticelli, perché solo unendosi si può uscire da un momento difficile come questo, rilanciando, allo stesso tempo, Rimini, il suo lifestyle. Il tutto avendo come obiettivo progetti innovativi, un comportamento etico, il rispetto dell’ambiente e il sociale. In tre parole: ecco a voi il Rimini Social Club.

Da mesi, sui social, è partita una campagna mediatica che ha stuzzicato la curiosità di tantissimi riminesi, oltre 3.000 quelli già iscritti alla pagina Instagram, con attori gli stessi imprenditori coinvolti nel progetto. Dal Barrumba alla Casina del Bosco passando per il Tiky Taka, la Fermata Est, il Caffè del Borgo, L’Altro Mondo, la Gelateria Tre Bis, Amarina. Ieri, finalmente, proprio al Barrumba, è stato svelato il tutto.

«Il progetto parte più di un anno fa. – spiega Paolo Raffaelli, presidente della Rete d’Impresa – Erano i giorni del lockdown. Tutti chiusi in casa. Impauriti. Con le quattro frecce accese. Immobili. Mi telefona Chicco del Barrumba e mi dice che mi deve parlare di un progetto che vede coinvolti altri imprenditori riminesi. Partecipo all’incontro e ne esco titubante, credevo si trattasse dell’ennesimo gruppo da mettere insieme per provare a fare qualcosa. Poi, però, sono andato a studiarmi bene questa nuova forma giuridica, la Rete d’Impresa appunto, e ho capito la portata innovativa del progetto: tante piccole aziende insieme per avere la stessa forza dei grandi gruppi. Ma soprattutto c’è stata una frase che mi ha fatto capire il vero senso di tutto questo: vogliamo fare qualcosa per Rimini, restituendo alla città quello che ci ha dato. Abbiamo tante idee, tanti sogni: affrontarli singolarmente sarebbe difficile, così, invece, possiamo farcela. È come quando sei in mare aperto e c’è tempesta: insieme si hanno più possibilità di tenere la rotta».

Dopo diverse riunioni, il 30 dicembre 2020 è arrivata la firma davanti al notaio.

«Riuscire a mettere insieme tante teste è stata la sfida nella sfida, ma posso dire senza timore di smentita che l’abbiamo già vinta. – sottolinea Chicco del Barrumba, il vero motore di questo progetto – Ci mancava, però, qualcuno che potesse concretizzare le nostre idee e così ci siamo affidati a Enrico Zucchetti, professionista di primo piano, che è diventato il nostro manager di Rete. Naturalmente, e ci tengo a sottolinearlo, il nostro è un progetto inclusivo e non esclusivo, chiunque voglia entrare a far parte della Rete è ben accetto, l’unico criterio è che deve condividere i nostri valori».

Il primo passo concreto è stato quello di realizzare una birra ad hoc, la Rimini Social Beer che verrà venduta in tutte le attività coinvolte.

«Sembra un’assurdità visto che la maggior parte degli attori protagonisti vende birra. Ma noi volevamo un qualcosa che ci distinguesse, che facesse capire che eravamo Rimini. E così abbiamo coinvolto il birrificio Amarcord, un’eccellenza del territorio. Come sono eccellenze le aziende My-tshirt e Saraghina con cui abbiamo realizzato magliette e occhiali. – spiega Zucchetti – In cascina abbiamo tante idee, tanti progetti. Ma c’è ancora troppa precarietà a causa del Covid per scoprirli. Vogliamo essere certi di quello che andiamo a proporre. Certamente organizzeremo eventi importanti, nel sociale, nello sport, nella musica e nella cultura, promuovendo spazi cittadini sia in estate sia in inverno. Una cosa che si può dire è che con il ricavato della vendita di birra, magliette e t-shirt aiuteremo l’associazione Mitocon che si occupa di dare un supporto ai pazienti affetti da malattie mitocondriali e alle loro famiglie, e cercheremo di riqualificare alcune aree».

Altri due aspetti fondamentali sono la sostenibilità ambientale e l’etica. «Se vogliamo guardare al futuro – spiega Aris della Casina del Bosco – l’aspetto etico è fondamentale. Proprio per questo avremo una società che certificherà ogni impresa che fa parte della Rete. Come del resto è fondamentale il rispetto dell’ambiente».

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