Lo Ior rende omaggio a Gaetano Foggetti e Silvia Ruscelli – Gallery

Scienza, medicina, ricerca, ma anche tanta emozione e commozione: la 35° edizione della “Giornata dei Volontari dell’Istituto Oncologico Romagnolo” ha mantenuto le aspettative dei circa 300 partecipanti che hanno risposto presente all’appello. Oggi la Fiera di Cesena ha aperto le sue porte per la prima volta all’evento che celebra “il vero cuore pulsante” delle attività che porta avanti l’organizzazione no-profit fondata nel 1979 da Dino Amadori: coloro che lo stesso Prof. amava definire “un popolo, che sposa gli ideali della lotta contro il cancro e se ne fa portavoce nella propria comunità”. Una scelta non casuale quella della città dove sorge il nuovo PRIME Center, struttura che ha già iniziato i percorsi di medicina integrativa e prevenzione ad un gruppo ristretto di pazienti per ultimare il rodaggio e aprire prossimamente a tutti i malati oncologici che possano beneficiarne.

Un lungo applauso per Gaetano

Ad iniziare i lavori della mattinata il Presidente IOR, Luca Panzavolta, che prima di riassumere l’attività dell’Istituto Oncologico Romagnolo ha voluto dedicare il suo ricordo sentito a Gaetano Foggetti, per 25 anni caposervizio del Corriere Romagna di Forlì e Presidente dell’AIL della stessa provincia di Forlì-Cesena, scomparso di recente. «Un professionista ma soprattutto un amico, che ha dedicato una buona parte della sua vita alla causa che condividiamo». Un pensiero cui è seguito un lungo applauso, primo dei tanti momenti di commozione che si sono susseguiti. «Nel 2021 lo IOR, con 5,5 milioni di raccolta, è riuscito a superare il dato dei contributi ricevuti dell’anno precedente, leggermente falsato dall’attribuzione del doppio 5×1000 – ha aggiunto – una sorta di record per certi versi inaspettato visto il biennio segnato dalla pandemia, di cui dobbiamo ringraziare sicuramente le persone della Romagna ma anche le realtà imprenditoriali che, nonostante le difficoltà, non hanno abbandonato i progetti di responsabilità sociale che portiamo avanti, intensificando al contrario in molti casi gli sforzi. Penso che da questo punto di vista il lascito del prof. Amadori, che ha fatto della restituzione e della trasparenza due valori fondamentali della nostra organizzazione, ci abbia dato una bella mano nel mantenere un profilo di solida coerenza e credibilità in tutti questi anni. Le attività che nell’immediato vogliamo portare a termine sono il lancio del PRIME Center, che nelle nostre intenzioni vuole essere una nuova eccellenza da affiancare al nostro primo interlocutore, l’IRST, sostenuto con circa 10 milioni di euro negli ultimi 10 anni, e la messa a punto della rete oncologica romagnola: quella che il Prof. Amadori definiva Comprehensive Cancer Care and Research Network. Chiudere definitivamente il cerchio di questi due progetti pensiamo comporterebbe il definitivo salto di qualità al nostro territorio dal punto di vista della presa in carico di chi soffre».

Al Presidente Panzavolta ha fatto eco Raffaele Donini, Assessore alle Politiche per la Salute della Regione Emilia-Romagna: «È sempre una grande emozione tornare ad incontrarci: da quando ricopro il mio ruolo ho avuto modo di conoscere e apprezzare le attività che l’Istituto Oncologico Romagnolo porta avanti sul territorio, e per questo mi piacerebbe ringraziare ad uno ad uno tutti i volontari che le rendono possibili. I numeri che ha presentato il Presidente sono ragguardevoli, ma ancora più importante è sottolineare quanto queste persone diventino una guida, un punto di riferimento per tutti coloro che sperimentano quel senso di smarrimento e di angoscia che una diagnosi di cancro comporta. Per questo il volontariato è un grande valore aggiunto non solo per chi soffre, ma anche per il sistema sanitario pubblico. Le aziende sanitarie del territorio stanno vivendo un periodo intenso, per tornare ad erogare quelle prestazioni che erano un po’ scese ai tempi della pandemia e che hanno allungato i tempi d’attesa. Dobbiamo rimettere le malattie cardiovascolari ed oncologiche al centro: abbiamo l’obiettivo ambizioso di recuperare il 95% delle visite specialistiche entro il 2023, nonché di continuare i fondamentali programmi di sensibilizzazione e prevenzione con l’obiettivo di aumentare la consapevolezza nell’opinione pubblica delle tematiche riguardanti la nostra salute».

Ha poi preso la parola il sindaco di Cesena Enzo Lattuca. «Mi avete chiesto di fare gli onori di casa ma non c’è assolutamente bisogno: lo IOR è di casa in tutta la Romagna. Unisce persone, risorse, imprese, senza limiti di campanili: rappresenta un grande patrimonio di energia, al servizio della ricerca e della cura. Di questo, e di quanto realizzato in questi 43 anni, non possiamo che essergli grati: di fronte ad una malattia di massa, come il cancro, ha messo a punto una risposta di massa, guidata da chi ha fatto della conoscenza e della scienza medica la propria missione. A questa storia ha aggiunto un tassello importante, il PRIME Center di San Cristoforo: ho raccolto il testimone del progetto di sviluppo di questa struttura e non vediamo l’ora che i pazienti possano usufruire delle grandi opportunità che metterà a disposizione. Grazie ancora a tutti voi: il tempo che dedicate a questa causa è un granello ma un granello di un movimento molto importante di un territorio dove, se si vive bene, è anche per merito vostro».

L’omaggio a Silvia Ruscelli

L’intervento probabilmente più emozionante è stato affidato al dott. Luca Frassineti, Direttore dell’Oncologia Medica dell’IRST IRCCS “Dino Amadori”, che ha affidato in poche semplici parole il suo ricordo della collega dott.ssa Silvia Ruscelli, scomparsa recentemente insieme al marito in un tragico incidente di moto. Per sostenere le figlie della coppia, Giulia, Marta e Irene, è stato organizzato un crowdfunding sulla piattaforma www.insiemeachicura.it che in poco più di due settimane ha portato ad un contributo di circa 190.000 euro, frutto di ben 3373 donazioni. Un’ondata di solidarietà per una persona sempre disponibile al fianco dei pazienti che curava: «Silvia è stata un’amica speciale, per il modo che aveva di porsi e per l’entusiasmo che sprigionava – ha spiegato il dott. Frassineti – amava il suo lavoro: era sempre disponibile, allegra, solare, empatica nei confronti del malato. Insieme abbiamo condiviso 14 anni di attività: un cammino difficile ma anche ricco di soddisfazioni. È difficile pensare ad un futuro senza di lei, com’è difficile trovare un senso ad una tragedia di questa portata. Ringrazio di cuore l’Istituto Oncologico Romagnolo per questa raccolta fondi dai risultati insperati che, se non potrà colmare il vuoto che lasciano Silvia e Ugo, ci permette di guardare al domani con un po’ più di fiducia».

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