Livia De Giovanni, la “granny finder” faentina

Non c’è che dire, il suo è un mestiere inedito: “granny finders”, in italiano “trova nonne” non è neanche altrettanto efficace. E poi quali nonne? Quelle che sanno fare la pasta in casa. Ce ne sono ovviamente in ogni regione, ognuna ha il suo piatto e la sua storia. Quelle più abili con il matterello, neanche a dirlo, sono quelle emiliano romagnole, come lei, Livia. Faentina, Livia De Giovanni in realtà un mestiere nel ramo ce l’aveva già, fa la cuoca, ma con una certa libertà perché lo stress del ristorante sei giorni su sette non le interessa. Ama muoversi, viaggiare, imparare continuamente, e si capisce che entrare in empatia con le persone le riesce bene. Da cinque anni è lei la “mano nascosta” di uno dei canali Youtube più seguiti al mondo: “Pasta Grannies”. Che poi è diventato anche un libro, di cui a breve uscirà una nuova edizione. Progetto ideato dalla ricercatrice e produttrice inglese Vicky Bennison, questa serie che oggi conta già 352 video, 808mila iscritti al canale e milioni di visualizzazioni, vuole raccontare come le nonne italiane fanno la pasta in casa. E come sempre accade la ricetta è la scusa, ma è la persona, con la sua storia, il suo carattere, i suoi sorrisi, le sue ritrosie, che diventa protagonista. Video brevi, efficaci, e anche qui dietro c’è la mano di un faentino, Andrea Savorani Neri, che fanno il giro del mondo. Alcune delle protagoniste non hanno nemmeno capito bene che tutto il mondo le guarda, altre sono andate a impastare cinque uova di farina anche a Londra o a New York. Scovarle, convincerle, metterle a loro agio, farle raccontare, sorridere, poi far vedere loro il video, mandarlo ai figli, chiamarle ogni tanto per sapere come stanno… è il lavoro che Livia fa sorridendo, con un pensiero costante alla sua nonna e alla sua tata Rosina.

Photo mauro monti info@mauromonti.com +39348 5190250

Ma come è iniziato tutto questo?

«Studiavo agraria è stato un mio prof a segnalarmi un tour operator scozzese che cercava qualcuno per dei tour legati ai prodotti italiani. Si chiama Flavours Holidays e organizza dei corsi di cucina per gli inglesi in vacanza in Italia. Ho conosciuto così Vicky e lei un anno dopo mi ha chiesto di collaborare. Così sono diventata la sua granny finder: cerco e scelgo le signore, spesso non è facile convincerle, e insieme a loro decido che pasta fare e come farla».

Molte di loro sono ovviamente romagnole. Ma tu come le scovi?

«Non è così semplice. A Faenza è più facile, alcune le conoscevo, un po’ alla volta le ho incontrate e filmate tutte. Alcune sono fra le più cliccate, una di loro è venuta con noi a Londra alla presentazione del libro, un’altra è finita in prima pagina sui tabloid londinesi. Vicino casa il contatto avviene in zona per conoscenza, per segnalazione di amici o vicini. In altre regioni contatto le pro loco, qualche associazione, gli organizzatori di sagre. A volte sono figli o famigliari che me le segnalano, ma devo dire che in questi casi non sempre va bene, perché poi i figli si intromettono dicono lor, fai questo o quello, e invece il bello è proprio la spontaneità, a volte anche la timidezza, e come queste signore si muovono nel loro ambiente. Soprattutto contattiamo signore dagli 80 anni in su, quasi tutte non hanno più il marito, ma hanno gatti e cani che in genere adorano, e quando non hanno figli e nipoti in casa fanno la pasta per restare attive. Ultimamente ho visto che i sindaci sono un buon tramite, a volte le signore più anziane accettano proprio perché glielo chiede il sindaco, perché per loro è una persona importante e non se la sentono di dire di no. Ma chi vuole, ne approfitto, può scrivermi a degiovannilivia@gmail.com».

Ne avrai certamente qualcuna che prediligi.

«Marietta, in Calabria, più di 90 anni che dice di essere così perché lei a sedere non c’è mai stata un giorno, mi ricorda mia nonna. Poi ricordo Rosa di Faenza quando mi raccontava che il giorno del matrimonio suo suocero le fece fare la prova della sfoglia, che doveva essere perfettamente tonda per essere giusta per il figlio… Concettina sempre calabrese è la più anziana granny che abbiamo filmato, ha 101 anni e ci ha raccontato che suo marito perse entrambe le gambe sul fronte russo, quando tornò ebbero comunque sei figli».

Le faentine comunque grazie a te sono diventate stra famose.

«Sono finite sui giornali inglesi, hanno milioni di visualizzazioni, sono star. In Emilia Romagna finora abbiamo fatto 44 video. Sono bravissime e fra l’altro mentre in altre regioni la pasta la tirano con la macchinetta, da noi non passa proprio: solo matterello. Quando nel 2019 è uscito il libro ed è stato presentato a Londra a fare i cappelletti è venuta la faentina Maria Argnani e con i signora toscana che faceva i pici sono finite sul Sunday Times. A New York è venuta Rosa, che una settimana dopo era sul Tg1, uno dei video con più visualizzazioni, 7 milioni, è quello di Maria della Bottega del Buongustaio di Faenza e Claudia, che in video ha preparato i garganelli è andata sul Tg5. Anche sulla copertina del libro c’è un piatto in ceramica di Faenza… ».

Il canale è ormai virale, cosa piace secondo te?

«La maggior parte delle visualizzazioni sono dall’America, poi Germania e Olanda. Gli italiani all’estero sentono la mancanza dell’Italia, lo guardano soprattutto per quello. Qualcuno ha anche ritrovato dei lontani parenti guardando questi video. Nel 2018 ci chiamò il Times mentre eravamo in mezzo al nulla in Basilicata a fare un video, con noi c’era anche una troupe della Bbc che voleva intervistare Vicky. Con quei due passaggi siamo passati da 178mila iscritti a 300mila in un giorno».

Cosa piace a te di questo progetto?

«Vedere i movimenti di queste signore, per imparare a fare la pasta bisogna guardare come si fa. Vicky ha capito il valore di queste donne, che hanno tenuto in piedi famiglie anche in tempi difficilissimi, hanno lavorato duro una vita, e non sono mai state valorizzate per il loro stesso lavoro. Le persone anziane, poi, pensano che spesso quello fanno non abbia un gran valore, invece hanno storie e sanno fare cose incredibili. Ogni tanto mi chiedo: ma non potevamo pensarci noi italiane a un progetto così?».

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