Lis Neris la perla del Friuli, in vigna da 140 anni

L’assidua ricerca di una qualità superiore è sempre stato il cruccio di Alvaro Pecorari, un vignaiolo stravagante, che ha gettato all’aria i canoni per esprimere con la sua Lis Neris qualcosa che si potesse definire come assolutamente personale, anche se pur sempre identitaria di quel Friuli vitivinicolo che, in Italia, rappresenta uno dei grandi terroir. Siamo nei pressi di Gorizia, nelle valli dell’Isonzo, un luogo affascinante e dinamico disseminato di piccoli paesi cresciuti attorno a un campanile. Quando il fiume Isonzo abbandona gli stretti canaloni che lo imbrigliano durante il suo percorso sloveno, ecco spuntare Gorizia, città di confine tra le più contese d’Europa, oggi tratteggiata dai vigneti che per molti, qui, scandiscono anche i ritmi delle giornate lavorative. «In questo contesto, dal 1879, cinque generazioni della mia famiglia hanno contribuito con il lavoro e la passione alla costruzione e alla crescita di una delle realtà produttive più rappresentative del Friuli Orientale» dice senza falsa modestia Pecorari. «Il 1981 – racconta – è stato però il vero anno di svolta ed è lì che ha iniziato a prendere forma una nuova mentalità produttiva. I vini bianchi hanno dimostrato di essere la migliore espressione di questo territorio, peculiarità che abbiamo acquisito come perno della nostra mission. L’obiettivo è fare vini sempre migliori e il nostro lavoro è creare le condizioni perché ciò avvenga».

Il territorio

Lo spessore caratteriale dei vini di Lis Neris, bisogna dirlo, va però ricercato non solo nelle indubbie capacità in campagna e in cantina del suo proprietario, o in quello straordinario e unico melting pot culturale che si respira in questa parte del Friuli. Un ruolo fondamentale lo gioca infatti la natura, che in questo angolo d’Italia è stata particolarmente generosa. All’inizio, nell’epoca terziaria, l’area era in buona parte ricoperta dal mare. Un aspetto che oggi è di grande valore, perché col passare delle ere, ritirandosi, ha permesso la costituzione di un substrato roccioso peculiare. Al contempo la valle dell’Isonzo è stata scavata dalle glaciazioni del quaternario che, disgregatesi col passare del tempo, hanno originato uno strato superficiale argilloso rossastro ricco di ossidi di ferro e altri minerali. «La sottostante massa ghiaiosa – approfondisce Pecorari – favorisce la distribuzione dell’acqua e dell’ossigeno rendendo il sottosuolo molto ospitale per lo sviluppo e l’attività delle radici. I ciottoli superficiali, localmente chiamati “claps”, incamerano il calore durante il giorno favorendo la maturazione delle uve». Infine c’è la fredda Bora che, soffiando da Nord-Est, spazza via il caldo generando un’escursione termica fondamentale, che favorisce la concentrazione aromatica delle uve e il bilanciamento degli acidi. Il risultato sono vini potenti, ma eleganti.

Tra i 73 ettari di vigneti dell’azienda, si incontrano cabernet sauvignon, friulano, sauvignon blanc, merlot, pinot grigio, chardonnay, gewürztraminer e riesling. Uve che, lavorate in cantina, danno vita alle perle enologiche di Lis Neris, tra cui non si può dimenticare il “Tal Lùc”, spesso vincitore del premio come miglior vino passito italiano.


Sostenibilità

«Un’azienda moderna – ci tiene a ricordare Pecorari – non può fare a meno della tecnologia, ma nei nostri vigneti – aggiunge – molte lavorazioni sono eseguite nel pieno rispetto della tradizione ed estranee a ogni logica commerciale. Ai fini della qualità, operazioni come la potatura, la selezione dei germogli, la sfogliatura, il diradamento dei grappoli e la vendemmia, sono eseguite manualmente. Abbiamo inoltre scelto di abbandonare i diserbi chimici, di ridurre i trattamenti fitosanitari e di mantenere inerbiti i terreni. L’esperienza ci ha insegnato che la salubrità biologica del suolo permette alle viti di sviluppare in modo autonomo le difese contro gli agenti patogeni, reagendo spontaneamente alle avversità». Tutto questo si traduce in un termine: cantina sostenibile. Un valore a cui l’azienda familiare Lis Neris crede a tal punto da aver stilato dici linee guide per il rispetto dell’ambiente, dove si parla, tra le altre cose, di controllo delle emissioni di Co2 e di autonomia energetica, grazie al fotovoltaico.

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