Lido Adriano, lo strano caso della spiaggia dove spuntano ordigni

RAVENNA. A febbraio dalla sabbia ne sono spuntati 12. Il mese scorso altri 19. Ora, gli ordigni della Seconda Guerra Mondiale rinvenuti nella spiaggia di Lido Adriano in appena 400 metri di arenile e in soli 3 mesi, hanno superato la quota 60. Un numero che a memoria rappresenta uno dei più corposi ritrovamenti bellici avvenuti nel nostro territorio in anni recenti. A differenza dei meno pericolosi proiettili di mortaio recuperati il 21 aprile, gli ultimi reperti riemersi sono di dimensioni superiori: una bomba al fosforo è stata estratta e fatta brillare giovedì, a due giorni appena di distanza da un analogo ritrovamento. Motivo per il quale nel tratto di spiaggia compreso tra gli stabilimenti Giada Beach e Azzurra vige ancora l’ordinanza del sindaco che vieta categoricamente l’accesso, se non alle forze dell’ordine e ai gestori dei Bagni, che già devono fare i conti con i ritardi nei lavori per l’inizio della stagione balneare.

La bonifica

Gli artificieri sono al lavoro in questi giorni per la bonifica, che avviene estraendo il materiale esplosivo, in parte potenzialmente ancora pericoloso, per farlo brillare alla cava di Ravenna. Una procedura delicata che coinvolge diverse forze dell’ordine, capitaneria di porto, vigili del fuoco, carabinieri. Alla locale Stazione dell’Arma si era rivolta – in occasione del ritrovamento di metà aprile delle 19 munizioni da mortaio – la ditta specializzata in ricerca di materiale ferroso, la Sos Diving Team, azienda padovana autorizzata dal Ministero della Difesa e dotata di strumenti in grado di rilevare la massa magnetica degli oggetti nascosti a varie profondità del sottosuolo. Durante le ricerche, partite il 20 aprile sulla base dell’incarico affidato dal tavolo della Prefettura già a febbraio, di ferri vecchi sepolti ne hanno portato alla luce parecchi. Ma a decine, sono spuntate fuori anche bombe e proiettili.

I sospetti

Ignota la provenienza. Non si sa, cioè, se gli ordigni fossero sepolti da decenni e siano risaliti verso la superficie man mano che negli anni la spiaggia è stata movimentata a diversi livelli prima e dopo l’estate. Oppure se a portarli nell’arenile di Lido Adriano siano stati proprio i carichi di sabbia da riporto, direttamente riversati sulla riva tramite tubature di pescaggio posizionate al largo della costa. Più difficile invece l’eventualità che a scaricarli siano stati i camion di sabbia da cava, che oltre a rischiare potenziali esplosioni, avrebbero facilmente fatto riemergere quegli “intrusi” metallici. Ancora più remota l’ipotesi che qualcuno abbia deciso di sbarazzarsi di un numero così corposo di materiale, piazzandolo tra l’altro in diversi punti della costa, seppur a una distanza così concentrata.

Ricognizione fino a fine mese

Le bombe sono di varia fabbricazione. Ce ne sono di americane, italiane e tedesche. In gran parte sono proiettili che con il tempo e l’ossidazione sono aumentati di volume. Le più pericolose sono invece le bombe al fosforo, alcune delle quali recuperate appunto in questi giorni. L’esplorazione prosegue e dovrebbe consentire la conclusione dei lavori per garantire la riapertura della spiaggia in piena sicurezza entro la fine di maggio. Sorprese del mare permettendo.

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