L’idea di questo libro parte da lontano, dagli anni Sessanta quando all’autore – giovane allievo cesenate che frequenta il quinto anno delle elementari riminesi “Griffa” – è assegnato il compito di redigere una delle «ricerche che erano correlate con ritagli di giornali e fotografie tratte dalle riviste», e sceglie proprio l’argomento che diventerà in futuro il cardine per il suo testo.

L’indagine del giovane allievo e il libro uscito con Albatros rendono infatti omaggio alla figura di Vittorio Bottego, ufficiale di artiglieria ed esploratore parmigiano, autore di importanti scoperte nel Corno d’Africa e di numerose imprese, condotte prima di cadere assassinato nei pressi del Lago Margherita nel 1897.

Il libro, intitolato “Tra Giuseppe Verdi, il Parmigiano, il Culatello e il Corno d’Africa. Vita da esploratore: Vittorio Bottego” (Albatros Il Filo, Roma, settembre 2020, pp. 194, euro 14.90), è la terza pubblicazione di Patrizio Placuzzi, nato nel 1954 a Cesena ma residente a Rimini fin dal 1964, grande appassionato di esplorazioni geografiche e viaggi, con alle spalle un volume incentrato sul territorio spagnolo (“La Spagna che è dentro di noi”) e un intenso romanzo autobiografico (“Un giorno all’improvviso”), che parte dalla scoperta della malattia per arrivare a raccontare i viaggi dell’autore in giro per il mondo e il grande valore che ha ogni esistenza.

Omaggio a Parma

In questo suo ultimo lavoro – che è stato presentato a Rimini il 16 ottobre nella parrocchia del Crocefisso – l’autore coglie l’occasione per celebrare la città di origine dell’esploratore italiano, quella Parma capitale della musica e dell’arte – anche culinaria – ed emblema delle bellezze italiane nel mondo, capoluogo che spiega il titolo del libro, finalizzato a rappresentare sinteticamente l’essenza del concetto di “parmigianità”.

Il volume di Placuzzi parte dall’analizzare il ruolo che la cittadina emiliana ebbe all’interno delle dinamiche della storia del nostro Paese e di quella dell’Europa, ne illustra le diverse tipicità – compresa la vocazione all’eccellenza agroalimentare – e ne elenca in modo dettagliato e avvincente le personalità che la resero famosa, da Giovannino Guareschi, creatore dei celebri Peppone e Don Camillo, a Stendhal, che la celebrò nel suo “La Certosa di Parma”, da Giuseppe Verdi al direttore d’orchestra Arturo Toscanini.

Placuzzi poi restringe la lente e si concentra sul vero protagonista del libro, quel Bottego nato nel 1860 all’indomani dell’ufficiosa Unità d’Italia, quando «l’Austria dovette cedere la Lombardia, ma non la cedette direttamente all’Italia, bensì al nostro alleato, l’imperatore dei francesi Napoleone III, che a sua volta la “girò” all’Italia».

Avventura nel sangue

In un contesto di grande fermento e voglia di conquiste, il viaggiatore italiano crebbe «con l’avventura nel sangue», quell’ardire che lo portò a diventare il grande esploratore cui si deve nel 1892 la ricognizione del corso del fiume Giuba – con una spedizione patrocinata dalla Società Geografica Italiana, assieme al capitano Matteo Grixoni, durante un viaggio durato 11 mesi e 22 giorni – quella dell’etiope fiume Omo (ribattezzato nella cartografia italiana d’epoca coloniale Omo-Bòttego) e quella della regione del Lago Rodolfo (Turkana), luoghi cardine di una zona che fu strategica per gli equilibri geopolitici del Medio-Oriente e dell’intero scacchiere africano.

Placuzzi accompagna il lettore alla scoperta di una grande figura italiana – la cui attività «ebbe anche un riconoscimento a livello internazionale sulla stampa specializzata» – la cui vita diviene anche emblematica per approfondire, in modo preciso e circostanziato, logiche e dinamiche del colonialismo europeo e russo dell’epoca, di cui lo scrittore descrive i principali avvenimenti e attori (da David Livingstone a Cecil John Rhodes, da Lord Palmerston a Benjamin Disraeli, da Francesco Crispi a Benito Mussolini, dai Romanov a Camillo Benso Conte di Cavour, solo per citarne alcuni), nel tentativo di far luce su una delle pagine della storia più lunghe e dalle conseguenze più complesse.

Al tempo stesso, l’ultimo libro dell’autore oltrepassa i confini della monografia e diviene – come gli altri suoi due lavori – l’occasione per raccontare un itinerario, «dentro noi stessi e verso il mondo che ci circonda, per continuare ad esplorare l’universo», un percorso che parte dal racconto oggettivo e dettagliato di fatti, circostanze e situazioni per approdare a narrare, come sottolinea lo scrittore, «il viaggio inteso come metafora della vita».

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