Le case delle api di Pino Fattori non si muovono. Sono specie di “villetta sospese”, a distanza dal terreno umido, che le api stesse “arrederanno” come vogliono dando loro stesse forma ai favi, e che non subiranno sopraelevazioni quando lo spazio interno sarà tutto occupato, per forzare più produzione. Perché si sa che finché c’è da lavorare le api si danno da fare, ed è proprio questa l’attitudine che l’uomo ha imparato a sfruttare allevandole, altrimenti anche loro sono ben liete di “svagarsi” di fiore in fiore, contribuendo comunque sempre a un altro prezioso compito: salvaguardare la biodiversità con un servizio costante di impollinazione. «Le api devono tornare a fare le api, e siamo noi che dobbiamo adattarci a loro, io la vedo così e ho cominciato a vivere con loro mosso da questo pensiero».

Pino Fattori non inserisce melari nelle sue arnie “africane”, le famose Kenya top bar (costruite in legno di abete da un falegname di Cesenatico su disegno dello stesso Pino) che simulano l’incavo di un tronco dove naturalmente le api costruirebbero casa per la loro famiglia. Alla sommità vengono appoggiati solo dei listelli a cui i laboriosi insetti attaccano la prima cera e di celletta in celletta costruiscono l’alveare. Pino raccoglie il miele una volta all’anno soltanto, a settembre, togliendo all’alveare solo quello che eccede. E le api sembrano ringraziare con una particolare docilità, tanto che si lasciano accarezzare dall’apicoltore che le conosce bene, mentre volano da un fiore all’altro di facelia a pochi metri dalla loro casetta. Pino non smiela neanche i favi al momento della raccolta, li taglia a freddo e confeziona i suoi vasetti di miele e cera, così la memoria va ai pescatori di Fabrizio De André a quel poetico «Mastica e sputa, da una parte il miele… mastica e sputa, dall’altra parte la cera». Perché sì, anche a Pino piace Faber. «Ho cominciato quattro anni fa portando le api in questo posto che sembra pensato apposta per loro. Il merito è di mio suocero che intorno alla sua casa natale in vent’anni di lavoro ha piantato e seminato e lasciato crescere di tutto. Le api cominciano a raccogliere a febbraio quando fiorisce il nocciolo il nocciolo fino a ottobre con l’edera». Ma in questo podere a Santa Maria Nuova di Bertinoro ci sono anche il mandorlo, il ciliegio, il melograno appoggiato alla parete di casa, le tamerici, il pioppo, vera cassaforte di profumatissimo propoli, il salice ricco di polline, poi i fiori di facelia piantati in un piccolo filare, il sambuco, l’ulivo, l’acacia, l’erba medica, la calendula, il rosmarino e le altre aromatiche nell’orto, altri alberi da frutto e i tanti fiori spontanei dell’ampia fetta di prato stabile, lasciato libero di regalare alle api quello che il vento, gli uccelli e il caso seminano in quella terra. Insomma libere api in liberi prati e frutteti, e infatti il suo progetto si chiama significativamente Fatevobees… e il suo miele lo definisce «poliflorale».


Biodiversità
Decine e decine di piante e relativi fiori diversi che nelle intenzioni di Pino Fattori verranno stabilmente condotte in modo simbiotico. Da tempo è in contatto con il biodistretto della Valbidente che applica già la fertilizzazione naturale simbiotica del terreni per foraggio, orticole, cereali, “micorizzando” i terreni, fertilizzandoli cioè con un mix di lieviti e funghi microscopici che fortificano naturalmente le piante. «Stiamo lavorando per promuovere l’apicoltura simbiotica, per preservare e nutrire il nostro microbiota intestinale, la cui ricchezza e salute sono alla base del nostro benessere – conferma Pino Fattori , e lo dice anche il sito del suo progetto –. Il processo però è lungo e non vogliamo vendere la pelle dell’orso anzitempo». Il suo miele è semplicemente, in ogni caso, come le api lo hanno fatto: «Lo definiamo crudo e integrale, oltre che affinato in arnia. In sostanza le api ci hanno lavorato e camminato sopra un anno, c’è tutto quello che loro ci hanno messo, propoli e polline compresi, che non con raccogliamo per la vendita e lasciamo a loro. Il vantaggio di lasciarle lavorare così è che il prodotto è migliore per noi, ma anche la loro vita e la loro salute è migliore, infatti i test della varroa e per le malattie che in genere attaccano le api danno sempre risultati di molto inferiori alla media». Più che apicoltore, Pino Fattori si definisce quindi raccoglitore di miele. Con 26 apiari condotti con questo sistema a basso impatto sull’ambiente circostante e sulla vita delle piccole operaie, il raccolto è davvero minimo, pochi chili ad alveare che per il momento viene venduto direttamente on line sul sito www.fatevobees.com o in alcune botteghe di qualità ad esempio a Faenza. Per assaggiarlo fresco occorrerà aspettare pazientemente settembre.

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