La “Liberazione” da sugar tax e plastic tax è realtà

RAVENNA. Il decreto di aprile giungerà entro la festa della Liberazione e comprenderà la sospensione di sugar e plastic tax. Erano già note le volontà del ministero dell’Economia di procedere in tal senso, ma in questi giorni sarebbe giunto il via libera oltre che dal dicastero diretto da Roberto Gualtieri anche da quello guidato da Sergio Costa. Il ministro dell’Ambiente, dopo una dialettica interna all’Esecutivo, avrebbe accordato il suo nulla osta anche sulla plastic tax, elemento che era stato fortemente voluto dallo stesso M5S di cui l’ex generale dei carabinieri forestali è esponente, pur come indipendente.

Una conferma alle anticipazioni date dal Corriere Romagna due settimane fa, infatti, ora giungono dal Sole24ore. E si tratta di una notizia in grado di concedere un sospiro di sollievo per varie aziende ravennati che, soprattutto sul ramo alimentare, avrebbero visto il quadro complesso che verrà restituito dalle conseguenze dell’emergenza sanitaria ancor più complicato dalle misure decise alla fine del 2019.

«Un passo che è da ritenersi doveroso – spiega Gianni Bessi, consigliere regionale del Pd, che con il ministero dell’Economia ha sempre tenuto un filo diretto -. Dovevano essere attivati, per decidere il modello di applicazione della Plastic tax, dei tavoli di lavoro. E ovviamente, vista la situazione contingente, questi erano stati rinviati. Anche per la sugar tax c’erano idee su come renderla più utile e meno punitiva nei confronti del mondo produttivo locale. Sarà il caso di ridiscuterne – ritiene Bessi – nella prossima legge di bilancio».
Per Ravenna si tratta di una partita importante. Per quello che riguarda la tassa legata all’utilizzo di plastica, infatti, oltre alle numerose aziende del food, in particolare dell’agroalimentare, che utilizzano questa materia per confezionare i propri prodotti, la provincia romagnola ospita uno stabilimento Versalis (incentrato sulla gomma, ma in un’ottica di filiera sarebbe colpito), ma anche Vulcaflex e Nespak, all’avanguardia proprio nel settore plastico. Non a caso un think tank ravennate – che vedeva coinvolti esponenti sindacali, del mondo produttivo oltre che della politica – si era battuto per un’applicazione della tassa che vedesse ridimensionata la portata dell’esborso da parte delle aziende e che si basasse su uno stimolo alle buone pratiche di riciclo. Se questo lavoro diplomatico era già a buon punto, si stava operando in tal senso anche per la sugar tax.

A riassumere una proposta proveniente da Ravenna era stato sul Corriere Romagna Stanislao Fabbrino, presidente e Ad di Fruttagel che spiegava come «nell’impostare la sugar tax, che concettualmente condivido, si può ingenerare una spirale depressiva o espansiva dei consumi di frutta. Dipende da come la si concepisce». Il manager spiegava che all’inizio la si immaginava come un peso «solo sui produttori, invece deve incidere sui consumi e su come questi possono essere indirizzati. Andrebbe infatti variata l’Iva. Appesantendola sulle bevande che hanno meno del 30% di frutta. E abbassandola nel contempo – spiega Fabbrino – su quei prodotti che hanno più del 70% di frutta. Se consideriamo che la media nei succhi oggi è attorno al 40, raddoppieremmo l’utilizzo di una materia prima sana e di vasta produzione nel nostro territorio».

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