“Liberate la capitana Carola”, la protesta al porto di Rimini

"Liberate la capitana Carola", la protesta al porto di Rimini

RIMINI. “Più di duecento persone si sono ritrovate ieri sera al Porto di Rimini per chiedere la liberazione della Capitana di Sea-Watch 3, Carola Rackete, che dopo 17 giorni di navigazione in mare aperto con 42 naufraghi fuggiti dai lager libici, ha deciso di forzare il blocco della Guardia costiera ed ha completato il salvataggio dei migranti e delle migranti a bordo della nave facendoli sbarcare a Lampedusa, per essere poi arrestata con gravi accuse, denigrata e offesa”, si legge in una nota di Casa Madiba, che ha organizzato la manifestazione. “Ma con lei sono accusati anche tutto l’equipaggio e il personale di terra ed è per questo che abbiamo chiesto a gran voce che non ci siano più reati di solidarietà e che venga subito dissequestrata la Mare Jonio nave dell’operazione Mediterranea Saving Humans”.

 Durante il presidio tanti sono stati gli interventi che hanno ribadito che il diritto alla vita non si tocca e che Carola come tanti altri e tante altre stanno disobbedendo a leggi ingiuste e pericolose per combattere la violenza sessista, razzista e patriarcale che nella vicenda della Sea watch 3 ha mostrato il suo volto più feroce.

Il presidio si è poi trasformato nel flash mob di ‘’Mio fratello muore in mare’’ che ha ricordato le tante vittime senza volto e senza nome delle politiche dell’odio e delle frontiere volute e costruite da chi fa profitti sulla pelle delle persone o peggio pensa che i profitti valgano di più della vita umana. “Tantissime realtà e singoli cittadini hanno preso parte al presidio e al flash mob di ieri sera dimostrando che la Rimini solidale e antirazzista non si fa intimidire da leggi xenofobe e razziste”.

“Continueremo con forza a difendere il diritto di scegliere dove vivere, la libertà di movimento ma anche a costruire un mondo diverso e possibile dove prima di tutto venga il rispetto per la vita umana e dove la solidarietà sia elemento fondante delle relazioni umane e non pratica da reprimere e criminalizzare. Se continueranno queste violente violazioni dei diritti da parte delle istituzioni continueremo a disobbedire per salvarci tutti e tutte”, conclude la nota.

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