«Liberalismo, socialismo e ambientalismo: verso una nuova politica»

«Possiamo realizzare una storia migliore e tracciare la rotta di una nuova ragione politica»: rincuorano in questi tempi bui le parole di Emanuele Felice, docente di Economia della cultura e Storia economica alla Iulm di Milano, autore del saggio La conquista dei diritti. Un’idea della storia (Il Mulino) che viene presentato oggi alle 18 alla Feltrinelli di Rimini. Insieme a lui, Emma Petitti, presidente dell’Assemblea legislativa della Regione, e Peppe Provenzano, vicesegretario del Partito Democratico. Conduce l’incontro la giornalista Vera Bessone.

«Non parlo di “magnifiche sorti e progressive” – precisa lo studioso –, anzi il libro vuole essere un contributo a un tema scottante, quello dei diritti, che non sono né acquisiti né scontati».

Il titolo potrebbe essere scritto anche con il punto interrogativo.

«E in effetti racconto una possibilità della storia umana, verso cui l’agire politico dovrebbe orientarci. Questa conquista può essere intesa infatti come una progressione verso i “diritti umani allargati”, una progressiva acquisizione che, a partire dal Settecento, si è ampliata dalle tradizionali libertà civili e politiche a diritti sociali condivisi».

Eppure, nella contingenza della pandemia, c’è chi ha sentito una limitazione della libertà personale.

«Le misure contro il Covid ci hanno tutelato. Il problema semmai sta nel fatto che grandi potenze economiche o tecnologico-militari i diritti proprio li negano, il ché sembra paradossalmente esercitare una fascinazione in Occidente. Non ci accorgiamo così che sono due le grandi sfide davanti a noi: la tutela dell’ambiente e la resistenza nei confronti del capitalismo autoritario, sfide che è possibile vincere solo con la coerenza, mentre spesso cadiamo nell’ipocrisia».

Un giudizio netto.

«Pensi però a come ci comportiamo nei confronti dell’immigrazione, oppure, ora che Putin ha compiuto la più grave aggressione dei tempi moderni, non ricordiamo più l’attacco all’Iraq con tutte le sue ombre».

Forse perché siamo poco attenti a esercitare, oltre ai diritti, i doveri: per esempio alla visione critica.

«Ma sono proprio i diritti, nel loro progressivo ampliarsi nella storia, a porre doveri e quindi richieste. E non trascuriamo un altro aspetto, il fatto che è possibile rivendicare i diritti sociali: la dignità del lavoro, l’educazione dei bambini… ma che ci sono titolari di diritti senza voce per reclamarli: gli animali o le generazioni future verso le quali abbiamo il dovere della tutela dell’ambiente».

Lei ha comunque una visione positiva dell’evoluzione storica?

«Penso che la crescita economica degli ultimi trent’anni non abbia portato democrazia, come invece ci eravamo illusi: il neoliberalismo ha troncato ogni legame con il socialismo mentre ha diffuso il mito che l’allargamento economico avrebbe comportato una diffusione dei diritti. Questa tesi è fallita, e se la globalizzazione commerciale con l’espansione dei mercati ha migliorato la condizione di lavoratori come quelli cinesi, la globalizzazione finanziaria ha portato il capitale a essere incontrollabile da parte della politica. Inoltre negli Stati occidentali il contraccolpo subito dalle classi medie e dalla classe operaia non è stato bilanciato da politiche di welfare adeguate».

E la sinistra ha ascoltato a sua volta queste sirene.

«Sì, ha subito la stessa cecità. Il libro vorrebbe proprio aiutare la politica a riprendere lungimiranza, ricucendo il pensiero politico riformista col sottrarlo al contingente, allo sballottamento di questi anni. In quest’ottica il liberalismo, il socialismo e l’ambientalismo possono aiutare a tracciare la rotta di una nuova politica e a ripristinare le ragioni dell’etica».

Non sono processi semplici.

«Però nella sinistra riformista vedo un generale ripensamento. In Italia e anche negli altri Paesi il campo progressista cerca di rimettere al centro la lotta contro le disuguaglianze e ora anche il cambiamento climatico, insomma un nuovo paradigma».

Che comprende anche i diritti degli animali.

«Perché la matrice etica è la stessa: evitare sofferenza e sfruttamento negli animali e negli esseri umani implica la medesima logica, e come il socialismo completa il liberalismo, così l’animalismo si pone come ulteriore passaggio di questo processo. Del resto, parliamoci chiaro: noi riusciremo a salvare il pianeta solo se faremo grandi investimenti e se la politica si occuperà di tutto questo. Occorrono infatti piena consapevolezza politica e azione sullo sviluppo tecnologico perché le gravissime previsioni che da cinquant’anni vengono formulate sul futuro del nostro pianeta non si avverino».

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