Lewis e Aiello: “Ecco il nostro progetto per il Cesena” VIDEO

I due nuovi presidenti del Cesena Robert Lewis e John Aiello spiegano la loro visione dello sport e i progetti per il Cavalluccio: “Vogliamo portare la mentalità americana allo stadio, con un vero “entertaiment” per i tifosi, un giorno di divertimento che non si limiti solo alla partita. Le risorse economiche? Quelle ci sono quanto basta, ma non vogliamo buttare via i soldi”. (Video di Gianmaria Zanotti)

Robert Lewis: imprenditore sportivo, avvocato, broker. Se le chiedono che lavoro fa, lei cosa risponde?

«Io mi considero un serial entrepreneur, un professionista che compra e rilancia le società in difficoltà o entra in società piccole che si vogliono ingrandire e poi posizionarle per la rivendita. Se una società di small business si vuole ingrandire e non sa bene come fare, arriviamo noi e le diamo una organizzazione per rilanciarla».

Il suo cammino di studi inizia a Georgetown, quindi la laurea alla Fordham University School of Law nel 1989.

«Sì, mi sono laureato in lingua e letteratura italiana a Georgetown e poi in diritto marittimo alla Fordham».

Come mai diritto marittimo?

«Perché avevo già conosciuto mia moglie, che abitava a Pesaro, e volevo trovare quello che da noi si chiama una “concentrazione” internazionale e andare a trovarla».

Il suo percorso lavorativo culmina con Jrl Group, fondata nel 1996 con il suo socio Jeffrey Rosenblum.

«Sì, poi Rosenblum nel 2019 è uscito e ora i soci siamo io e John Aiello».

Le prime differenze che state notando tra il mondo sportivo italiano e quello statunitense?

«L’esperienza allo stadio. Negli Stati Uniti è molto più ampia: la partita è importante, ma è importante anche divertirsi, portare la famiglia e passare la giornata insieme. Ci piacerebbe offrire qualcosa di più alla gente, magari abbattendo le divisioni tra i settori, così un tifoso gira tutto l’anello, sceglie cosa mangiare e cosa visitare».

Il settore ospiti però deve restare diviso.

«Ecco, questo non è molto americano come concetto, purtroppo».

Jrl ha svolto attività di due diligence in più di 20 Paesi.

«Sì, lavoriamo in tutto il mondo».

L’affare di cui va più orgoglioso?

«(Il Cesena! Risponde alle sue spalle Massimo Agostini, ndr) Il Cesena? Lo spero… per ora la cosa più bella è stato un contratto con il vostro Governo per l’assemblaggio dei treni della Muni Mart di San Francisco. L’Italia ha fornito i treni disassemblati, a San Francisco c’erano i treni della metro fermi, con tanta gente disoccupata. La città ha fatto un affare con Breda, partecipata dal Governo italiano. Dopo la nostra relazione, a San Francisco hanno fatto piazza pulita affidandosi a noi: siamo entrati e in tre settimane abbiamo iniziato a consegnare le carrozze».

Un buon contratto?

«Un contratto da 500 milioni di dollari. Era il 1996: è stato il lancio della mia carriera e l’occasione per allacciare contatti importanti con l’Italia».

Ha studiato anche in Italia?

«Un anno di università ad Urbino e lì ho conosciuto mia moglie».

Parlava di treni: se il Cesena Fc fosse un treno, in che condizioni l’ha trovato?

«Pronto a partire. Già assemblato, ma non ancora avviato. Un treno che si è appena mosso dalla stazione a 10 km all’ora e noi vogliamo che vada molto più veloce e faccia parecchia strada».

Oggi siamo alla partenza del treno, ma fra un anno come vi immaginate il Cesena?

«Speriamo di portare questa esperienza americana e condividerla con i tifosi. In più speriamo di avere già dato all’allenatore e al direttore sportivo tutte le risorse necessarie per portare il prodotto migliore in campo».

A proposito di risorse, lei sa che c’è tutta Cesena e buona parte della Romagna che si chiede quale sia la vostra potenza di fuoco alla guida della società.

«Intendete risorse economiche? Voglio essere chiaro: noi portiamo le risorse economiche che servono, ma nel modo giusto, facendo un piano serio e senza buttare via i soldi. Vogliamo un progetto studiato bene, che porti benessere a livello economico e intrattenimento ai tifosi. Questo nostro concetto negli Usa si chiama entertainment: offrire un buon motivo alla gente per venire allo stadio».

Oltre a Jrl, lei ha altre attività?

«Sì, attività legate a sanità, consulenza e importazione di materiale edile. Abbiamo venduto il portfolio nel 2018 ad un fondo e poi abbiamo ricominciato. La nostra holding Jrl comprende diversi rami».

Come imprenditore si definisce un self made man o è partito con capitali di famiglia?

«Capitali di famiglia? Magari… avrei fatto tante altre cose. Però così è stato ancora più gratificante e poi altri hanno avuto tanti soldi in partenza, ma non hanno fatto tanta strada».

Ha vissuto 9 anni in Italia: in quel periodo cosa ha apprezzato?

«Le Marche e la Romagna: due regioni dove la vita è tanto diversa da New York».

Per un uomo d’affari è più facile lavorare in Italia o negli Usa?

«Assolutamente negli Usa. Qui il sistema fiscale è pesante e ce ne stiamo accorgendo in queste settimane».

Il Cesena al momento ha tre case: lo stadio, Villa Silvia e Martorano. Quale sarà il vero cuore del Cesena?

«Il cuore del Cesena è lo stadio, dove si vive il calcio tutti insieme».

Ora la Jrl possiede il 60% del Cesena Fc: i prossimi step che vi attendono sono l’acquisto del 20% a giugno e del restante 20% tra un anno?

«i tempi non sono esattamente questi. Innanzitutto vediamo come prosegue il rapporto con gli altri soci, che sono persone oneste e appassionate. Noi con loro ci troviamo bene ma bisognerà vedere se le idee coincideranno».

In Italia il calcio può davvero diventare un business? La frase classica di un proprietario di un club è: “Il calcio è la mia passione ma non si guadagna mai”.

«Io credo che si possa guadagnare, altrimenti non avrei fatto questo movimento. Il primo step è renderci autosufficienti: non si può iniziare la stagione sapendo che andrai in perdita. Questa è una sfida e io l’ho accettata molto volentieri. Possiamo fare un bel lavoro, portando la cultura americana e mischiandola con quella italiana».

Quale è la vostra visione dello stadio?

«Abbiamo lo stadio a disposizione tutto l’anno e non lo si può usare solo 20 volte per le partite. Ci sono concerti, eventi sportivi e culturali, tante occasioni per farlo vivere. E poi ci vuole un negozio di merchandising per i tifosi».

Però qui non c’è il bacino di tifosi di Juve, Inter o Milan: sposta così tanto economicamente investire sul merchandising a Cesena?

«Il merchandising non è un affare, ma un servizio in più per i tifosi. Se rende 10 euro o 100 euro non è importante».

È banale dire che una vera svolta arriverà solo con il ritorno del Cesena in B, visto che la C non dà ritorno economico.

«Non ci interessa il ritorno economico, ci interessa il successo e puntiamo alla promozione in B, ogni giorno lavoriamo perché prima o poi arrivi questo obiettivo. Ora siamo terzi, perché non lavorarci anche adesso?».

Prima parlavamo di come vi immaginate il Cesena tra un anno. E tra cinque anni?

“Meglio di adesso. In fondo, siamo qui per questo».

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