Letture: un racconto di Stefano Bon

Fece alcuni rapidi passi, quindi rallentò per poi fermarsi di colpo.

Si guardò intorno con una certa apprensione.

Tutto ciò che la circondava non le era ostile, allora perché l’agitazione, il sapore già amarognolo del fallimento?

Là in piedi, dall’ingresso di casa, osservò il divano verdastro e suo padre che leggeva il giornale; mentre in cucina era sua madre a dominare la scena.

Il tipico quadretto familiare colorato a pastello.

Lui concentrato nel tentativo di assimilare parole e concetti che giorno dopo giorno si facevano sempre più complessi o astratti; lei volteggiante sulle note diffuse dalla radio perennemente accesa.

Tutto era al suo posto, niente poteva minacciarla, lei invece tornò sui suoi passi.

Si sedette sul letto a meditare; i suoi pensieri erano vaghi, come avvolti da una nebbia azzurrina, più fastidiosa che nociva.

Riprovò e con calma riuscì a raggiungere la porta dell’ingresso, ma fece di nuovo l’errore di voltarsi.

Il racconto completo sul Corriere Romagna in edicola oggi, 19 marzo.

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