Letta: il modello Emilia-Romagna per vincere le elezioni

Segretario Letta, il campo largo, ovvero l’alleanza tra Pd e 5 Stelle, si è ristretto per la spaccatura del movimento. Una scissione che ha portato alla caduta del governo Draghi. I segnali c’erano, non è stata una scelta azzardata da parte sua?
«Da quando sono diventato segretario del Pd mi sono impegnato a costruire una coalizione ampia, anche attraverso le Agorà democratiche. Senza veti, ma a partire da alcuni punti saldi: sviluppo sostenibile e transizione ecologica, lavoro e lotta alla precarietà e alle disuguaglianze, diritti, giovani, parità di genere, Europa. Questo è il quadro in cui si è mosso il centrosinistra negli ultimi anni, vincendo bene due tornate amministrative di seguito. Con la scelta dissennata di aprire la crisi che ha portato alla caduta del governo Draghi, il Movimento 5 Stelle si è autoescluso, facendo venire meno quel rapporto di fiducia che si era con pazienza e fatica costruito nel corso degli anni».
Il Pd a Rimini ha candidato Gnassi, un ex sindaco. Qual è la strada per vincere dato che nei collegi uninominali i sondaggi danno una chiara tendenza a favore del centrodestra?
«Andrea Gnassi è stato un eccellente sindaco di Rimini. Lui e la sua squadra hanno amministrato molto bene, migliorando la città. È un successo che gli elettori hanno riconosciuto, come dimostra la vittoria del centrosinistra al primo turno nella scorsa tornata elettorale. Il Pd è il partito dei buoni sindaci. Sono loro che conoscono meglio di chiunque altro i problemi dei cittadini e delle comunità. Sono abituati ad ascoltare, a lavorare sodo, a confrontarsi quotidianamente con una realtà difficile e in continuo mutamento. È quello di cui abbiamo bisogno per questa campagna elettorale: lavorare strada per strada, convincendo gli italiani e le italiane che la nostra visione di Paese è quella giusta per garantire crescita, lavoro di qualità, diritti, sostenibilità e giustizia sociale. La sfida è tosta, ma Andrea, con l’esperienza che ha acquisito nell’amministrazione di una città così importante come Rimini, può farcela».
Recentemente è scoppiato un dibattito per alcune prese di posizione di Bonaccini e di amministratori emiliano romagnoli fra cui il sindaco di Rimini Sadegholvadd per un Pd che non faccia alleanze solo a sinistra. Che ne pensa? L’Emilia-Romagna può essere un modello di governo per l’Italia?
«Bonaccini ha sempre un atteggiamento costruttivo. Siamo una grande comunità composita che si confronta. Il nostro progetto per le elezioni politiche del 25 settembre è chiaro da tempo: un’ampia alleanza di centro-sinistra per un’Italia più giusta, sostenibile ed europea. Purtroppo, al centro, ad accordi già scritti e sottoscritti, qualcuno si è tirato indietro. +Europa è rimasta nella coalizione, rispettando i patti. E io ne sono fiero. Proprio l’esperienza di governo dell’Emilia-Romagna ci dimostra che l’alleanza del campo democratico e riformista è non solo possibile, ma necessaria per l’interesse e il bene del Paese. In questa regione, la maggioranza che sostiene lo stesso Bonaccini è larga. È una maggioranza che ha ottenuto risultati importanti, facendo dell’Emilia-Romagna la prima regione per crescita ed export, siglando accordi chiave come il Patto per il clima e per il lavoro con università, sindacati e imprese».
Rigassificatore a Ravenna. Bonaccini si è speso molto e in più occasioni il Pd locale ha indicato la necessità di riprendere le estrazioni di gas in Adriatico, richiesta perorata anche da Confindustria e tema divenuto un cavallo di battaglia anche del centrodestra. Qual è la sua posizione in merito?
«Su questo punto, la cosa più importante è coinvolgere i territori e lavorare in accordo con loro. Nel caso specifico di Ravenna, si è trovata una quadra tra parti sociali e amministrazione, nella consapevolezza che quest’opera permetterà di ridurre significativamente la dipendenza dal gas russo e il costo delle bollette nel breve e medio periodo. E ricordo che abbiamo di recente approvato la legge regionale sulle Comunità energetiche rinnovabili: cittadini, associazioni e imprese insieme per produrre e consumare energia pulita. Per questo, da subito insieme ai Comuni lavoreremo all’individuazione delle aree pubbliche e dei tetti dove installare impianti per la produzione di rinnovabili. La priorità rimane la transizione ecologica. I rigassificatori servono come soluzione-ponte, stesso discorso vale per l’estrazione di gas in Adriatico. Se andremo al governo, installeremo 85 GW di rinnovabili in più entro il 2030. Azzereremo la burocrazia e daremo incentivi alle imprese che installano rinnovabili, promuovendo anche una riforma fiscale green. Creeremo un Ipcc italiano, un forum scientifico sulla lotta al cambiamento climatico e apriremo un Forum nazionale per il lavoro e per il clima, perché la sfida del cambiamento climatico deve essere affrontata tutti insieme, a partire dalle comunità locali. E qui torno di nuovo su Ravenna: con il sostegno del Pd nazionale, l’Emilia-Romagna si è candidata a realizzare il più grande parco eolico e fotovoltaico a mare d’Italia. È questa la direzione in cui vogliamo andare».
Quali sono i progetti per rilanciare il turismo dopo il Covid?
«Sappiamo bene che il turismo è stato uno dei settori più colpiti dalla pandemia. Nel 2020, il numero di turisti dall’estero è drasticamente diminuito, passando da 65 milioni a 16,5 milioni: un crollo di quasi il 75%. Il Partito Democratico crede nel valore strategico del turismo per lo sviluppo e la promozione internazionale dell’Italia. Ecco perché serve una strategia complessiva di carattere industriale. Concretamente, vogliamo rinnovare e rilanciare l’Enit (Agenzia nazionale del turismo) per promuovere il brand Italia nel mondo, lavorando fianco a fianco con le Regioni. Abbiamo poi bisogno di un grande piano di riqualificazione delle strutture alberghiere per rendere più competitiva l’offerta di servizi di qualità (attraverso l’istituzione di un fondo nazionale rotativo con prestiti a 15 anni), di un piano nazionale aeroportuale e di infrastrutture degne del Paese più desiderato al mondo. Per quanto riguarda la Romagna, punteremo a partire dal Ttg di ottobre a Rimini a una strategia aggressiva di marketing su alcuni mercati internazionali europei ed extra-europei, puntando sulle nostre eccellenze distintive: città d’arte, Motor e Food Valley e turismo balneare. Un altro asset fondamentale è quello dei grandi eventi: sport, musica e cultura sono sempre più una componente strutturale della nostra offerta e un volano straordinario di presenze turistiche».
Concessioni balneari e Bolkestein. I bagnini chiedono gare pubbliche in cui siano riconosciuti valore d’impresa e professionalità, una sorta di buonuscita insomma. Sei lei andasse al governo come si comporterebbe?
«Preso atto che le evidenze pubbliche sono ineludibili, chiunque andrà al governo dovrà approvare velocemente i decreti che riconoscano il valore aziendale dell’impresa e dei beni esistenti, o rischiamo di perdere il patrimonio prezioso di esperienza, lavoro e socialità che si è creato in questi anni sulle nostre coste. Come ha proposto anche la Regione Emilia-Romagna, grazie all’ottimo lavoro dell’assessore al turismo Andrea Corsini, tra i criteri di valutazione dei nuovi bandi di gara devono essere inseriti la sostenibilità sociale e ambientale, gli standard qualitativi dei servizi e la valorizzazione dell’esperienza professionale. In questo modo, potremo sia rispettare le direttive europee, sia valorizzare la professionalità e l’esperienza di chi ha gestito con competenza e investimenti il sistema spiagge italiano. In un’ottica più ampia, noi proponiamo un Piano nazionale delle spiagge italiane, che metta al centro sostenibilità ambientale, qualità e accessibilità anche alle persone con disabilità».

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