L’esempio francese: così si salvano le dune a Ravenna

Un’esperienza condotta in Francia può diventare il “modello romagnolo” per contribuire a salvare le dune costiere, guardiane di un habitat unico che contraddistingue la fascia costiera ravennate. Tutto ruota attorno alle “ganivelle”, pali di legno di castagno che riescono a resistere all’erosione ed alle mareggiate e che permettono una ricostruzione naturale ed ecosostenibile dell’ambiente dunoso. Le “ganivelle” sono arrivate in Romagna grazie al progetto Riged-Ra, nato per studiare le dune del ravennate e comprenderne la dinamica evolutiva. La sperimentazione tutt’ora in corso in un tratto di spiaggia a sud della foce Bevano, ricompresa nella Riserva naturale della duna costiera ravennate e della foce del torrente Bevano, rientra tra quelle iniziative frutto della collaborazione pluriennale tra Eni e l’amministrazione comunale di Ravenna, avviata dal 1993 con il I° accordo di collaborazione (a marzo di quest’anno è stato siglato il IX accordo di collaborazione, per l’annualità 2021-2022), e grazie alla quale sono stati realizzati importanti interventi di ripristino e salvaguardia di aree naturali ravennati come dune, zone umide, ed aree pinetali, ricche in biodiversità. La conservazione della biodiversità e dei servizi ecosistemici (ossia quei benefici che le persone ottengono dagli ecosistemi funzionanti, come per esempio le risorse alimentari, l’acqua, l’aria, la regolazione del clima, il valore estetico e spirituale della natura) è posta in primo piano dall’azienda del cane a sei zampe, che di fatto ha sposato i principi di sviluppo sostenibile, che ricomprendono anche il tema della protezione della biodiversità.

L’intervento pilota di protezione sperimentale del tratto di dune a sud della foce Bevano, è stato diretto dall’università di Bologna con la collaborazione del Comune di Ravenna, della Fondazione Flaminia, del corpo dei carabinieri forestali di Marina di Ravenna, dall’ente di gestione per i parchi e la biodiversità del Delta del Po, del consorzio francese Eid Méditerranée. «Abbiamo sperimentato una soluzione per fare in modo che le dune potessero rimettersi in equilibrio con la costa – commenta Luigi Cantelli, ricercatore del Dipartimento di scienze biologiche, geologiche e ambientali dell’ateneo bolognese – Normalmente anche una spiaggia ha i suoi cicli annuali, con una sua meccanica particolare: in estate il mare ha meno energia e si deposita la sabbia, che viene accumulata sulla duna. In inverno, invece, l’energia del mare prende la sabbia e la trasporta in quella che si chiama ‘spiaggia sommersa’. In condizioni normali il bilancio annuale dovrebbe essere pari a zero: la sabbia che viene spostata, infatti, poi ritorna». «Nella costa che va dal Delta del Po al promontorio di Gabicce questo equilibrio non c’è più da tanto tempo, per diverse ragioni: i livelli dei mari si stanno alzando, c’è la subsidenza ma soprattutto c’è un forte impatto antropico», prosegue il ricercatore. Per salvare la duna di macchia mediterranea si è chiesto aiuto al consorzio Eid Méditerranée che, nella Camargue, una zona umida a sud della Francia in corrispondenza con l’estuario del Rodano, si occupa di ripristino ambientale grazie proprio a tecniche di ingegneria naturalistica. È lì che sono venute in soccorso le “ganivelle”, gli steccati frangivento. Cosa fanno? Interrompono il flusso del vento e aumentano la quantità disabbia che si deposita. L’esperienza fatta in Francia ha dato i suoi effetti anche in Romagna. «Grazie a un monitoraggio abbiamo notato come sia stato possibile ritrovare un profilo positivo delle dune sabbiose – aggiunge Cantelli -. Inoltre, abbiamo avuto un’altra sorpresa: tra le ganivelle ha nidificato il fratino, una specie di uccello che non ha vita facile nelle spiagge e che lì si sente protetto». L’erosione delle dune si batte grazie anche a un palo di castagno. «E’ una soluzione che si può proporre in condizioni simili a quelle trovate alla foce del Bevano – conclude il ricercatore -. Infatti non tutti i tratti sabbiosi si possono prestare a questi interventi. Dipende spesso, come sempre, anche dall’impatto dell’uomo».

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