Lercio alive show a Cesena: parla un autore

Deridere il potere. È fra le attività meglio riuscite di “Lercio, lo sporco che fa notizia” quotidiano satirico parodistico che da nove anni imperversa sul web, pluripremiato persino dall’Accademia della Crusca. Da alcuni anni Lercio ha dato vita anche a un format spettacolo; stasera alle 21 al chiostro di San Francesco di Cesena (dietro la Malatestiana) arriva “Lercio alive show” maratona di notizie dove il faceto si esprime con pregevole serietà. Giornalisti prescelti per il palco cesenate, da uno staff di 22 complessivi, sono il marchigiano Vittorio Lattanzi e il napoletano Patrizio Smiraglia.

Lattanzi, era il 2012 quando Michele Incollu cominciò a utilizzare il web per un tipo di satira nuova “che navigava”. È un caso che l’idea sia stata concepita da un sardo?

«La redazione di Lercio ha uno zoccolo duro di autori sardi; forse per una spiccata sensibilità dovuta, chissà, anche a un certo isolamento geografico della Sardegna. Oggi siamo in 22 a portare avanti il giornale, senza disporre di un luogo fisico, tutto avviene on line. Solo in occasione di premi o riconoscimenti, approfittiamo per ritrovarci insieme, dal vivo».

Vi sentite giornalisti veri nel vostro scrivere bugie?

«Noi siamo “mock giournalism” (giornalismo presa in giro), siamo il sito più cliccato d’Italia, siamo una rivista satirica, travestiamo battute da articoli di giornale. Lavoriamo come una redazione vera: c’è un capo redattore, articolisti, chi si occupa di fotografia, chi di pubblicare, correttore di bozze. Siamo tutti autori ma non più di un paio di noi è iscritto all’Ordine dei giornalisti».

In che modo vi alternate nelle serate in giro per l’Italia?

«A seconda della vicinanza e delle città ci alterniamo due per volta, siamo fraterni in questo, davvero siamo un 5Stelle dove uno vale uno, però funziona fino a 22!. È chiaro che Lercio è per tutti un secondo lavoro, non si vive di questo».

Come agite sul palco stasera?

«Ci passiamo la palla con dei dialoghi, mostriamo retroscena del nostro sito sconosciuti, critiche, complimenti, situazioni comiche conseguenza di nostri articoli. Una parte dello show è legata all’attualità, leggiamo tre tiggì, fra i temi del giorno anche le Olimpiadi. Come la notizia del “maratoneta svizzero che ha perso l’oro perché ha buttato la bottiglietta d’acqua nel cestino”. Ci sono poi i fatti storici di Lercio come quelli di “Radio Maria”, all’inizio abbiamo fatto successo perché ci prendevano per veri».

Un po’ come avvenne in radio con “La guerra dei mondi”.

«Di fatti presentiamo il nostro 5° libro e primo saggio, dove abbiamo dedicato un capitolo a Orson Welles. Si chiama “Mock’n’troll” (People) e va dall’invenzione della stampa a Lercio, si occupa di articoli, bufale, fake news che hanno fatto la storia prima dell’avvento di internet. È scritto alla nostra maniera, irriverente, con battute, considerazioni».

Come siete riusciti a conquistare l’Accademia della Crusca?

«Il fiore all’occhiello della nostra produzione sono gli articoli in cui inventiamo e giochiamo con le parole e con la satira, smontiamo le descrizioni reali, facciamo una parodia del giornalismo on line. L’Accademia della Crusca ci ha impreziosito donandoci una pala all’interno della sala delle Pale e ci ha donato il vocabolario con l’indice alfabetico. Siamo legati alla Crusca perché è nata come associazione goliardica, di ribelli dell’allora università, non da parrucconi, la lingua italiana per loro aveva appena cominciato a… lievitare».

Quando la satira era televisiva, il romagnolo Daniele Luttazzi da Santarcangelo venne cacciato da “un editto bulgaro”. Lercio si sente debitore in qualche modo della satira di Luttazzi?

«Sia personalmente, sia tutti noi di Lercio dobbiamo qualcosa a Daniele Luttazzi. Lui ci ha scritto l’introduzione del nostro secondo libro, sa perfettamente che siamo suoi adepti ma a lui piace vivere lontano da tutto e da tutti e non siamo ancora riusciti a coinvolgerlo, sarebbe il coronamento di un sogno».

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