Cinquant’anni fa venne a mancare Leonida Brunetti (Forlì 1896-1970), pittore legato ai canoni della migliore tradizione figurativa, immeritatamente poco conosciuto nonostante una sostanziosa produzione artistica di buona qualità e poco presente negli eventi espositivi più recenti dedicati al Novecento. Buona parte della conoscenza della sua storia e della sua arte la si deve all’attenzione di Giordano Viroli, purtroppo recentemente mancato, nei confronti degli artisti romagnoli più meritevoli. Il critico e storico dell’arte stila il suo giudizio sull’artista nel volume “Pittura dell’Ottocento e del Novecento a Forlì” edito da Nuova Alfa Editoriale: «Temperamento gentile, dedito a un tonalismo raffinato» e aggiunge un un appunto: «Brunetti sperimentò una forte dipendenza dal Casadei, al punto da non riuscire a conquistare una propria autonomia linguistica».

Con Casadei frequenta le scuole locali di disegno e Leonida, sebbene più vecchio, diventa allievo di Maceo fino al 1915 quando parte per il fronte. Al rientro, con l’amico-maestro, Pietro Angelini, Bernardino Boifava, Francesco Olivucci, Pio Rossi, Carlo Stanghellini e Umberto Zimelli è fra i primi aderenti al Cenacolo artistico forlivese, il sodalizio fondato da Giuseppe Marchini nel 1920, che raccoglie attorno a sé un gruppo di giovani promettenti artisti tutti di matrice figurativa e verista.

L’evento è commentato sul numero di novembre de “La Piè”, la rivista di cultura romagnola fondata e diretta di Aldo Spallicci: «Il Cenacolo artistico forlivese si è inaugurato nei giorni scorsi. Ognuno ha portato la sua fatica a ornamento e decoro della sede sociale… Notevoli i pastelli e le robuste impressioni di Maceo Casadei, accanto a promettenti lavori di Olivucci, Muratori, Gallotti, Brunetti, e Rosetti».

Nella primavera dell’anno successivo, con una serie di quadri nei quali è sempre riconoscibile l’influenza di Maceo, Brunetti partecipa alle Esposizioni Romagnole Riunite, la mostra etnografica che comprende ben 25 raccolte tematiche. Nel 1928 incide i quattro legni delle “vele romagnole” per la copertina di luglio 1928 de “La Piè”, dove esprime con rara efficacia i colori tipici della marineria romagnola.

Nel ’39 è presente alla Mostra interprovinciale del sindacato fascista belle arti dell’Emilia-Romagnaa Forlì. Nel dopoguerra la sua attività espositiva è intensa e costante nella sua città, partecipando alla 1ª Mostra nazionale del disegno e dell’incisione contemporanea del 1952, al Premio Forlì del 1957, alle Biennali romagnole d’arte contemporanea del 1961, 1963 e 1971. Partecipa al Concorso nazionale di pittura a Cesenatico, alla 1ª Mostra regionale d’arte moderna nel 1955 a Riccione e l’anno dopo realizza la sua prima personale a Forlì.

Tutta la sua produzione artistica continua negli anni in perfetta coerenza con la tradizione di rappresentare i soggetti il più possibile corrispondenti alla loro apparenza, occasionalmente ravvivati dall’immediatezza resa con interventi impressionistici. Gli ultimi eventi pubblici a lui dedicati risalgono alla retrospettiva in occasione di “Vecchiazzano incontra l’arte” del 1993 e “Novecento rivelato”, la mostra curata da Orlando Piraccini e Luciana Prati a Palazzo Albertini nell’estate del 2006 che documenta la sua presenza nella Pinacoteca civica di Forlì.

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