Lella Costa stasera al “Buon vivere” con “Invictae”

FORLI’. Si accendo i riflettori del “Festival del buon vivere”, l’ormai sempre più attesa manifestazione romagnola giunta alla 11ª edizione. Quest’anno, in un format online e home edition, l’apertura avviene il 25 novembre, Giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Studiosi, scienziati, politici, artisti, giornalisti si confrontano, ciascuno dal proprio personale osservatorio, su ciò che è, appunto, buon vivere.
E per un gioco di iniziali forse non troppo casuale buon vivere sta anche per bv, Basta violenza: è il nome scelto per lo speciale dedicato alla lotta contro la violenza di genere, condotto da Sabika Shah Povia che ne parla con Monica Fantini, Tinto, Lella Costa e Katia Scannavini, vicesegretaria di ActionAid (ore 21 sul sito terradelbuonvivere.it).
In particolare Lella Costa e Katia Scannavini presentano il podcast “Invictae. Storie di donne che resistono”, prodotto da ActionAid e disponibile da oggi in esclusiva su Audible. È l’occasione per parlare con Lella Costa – attrice, scrittrice, attivista – di diritti delle donne e violenza di genere.
Il 25 novembre 1960 è il giorno dell’uccisione delle sorelle Mirabal. Sono trascorsi 60 anni da allora: che cosa vuol dire essere femministe oggi?
«Le sorelle Mirabal ci hanno lasciato un grande messaggio: resistere! Resistere alle intimidazioni, alle privazioni degli affetti, alle violenze, al potere imposto. È questo il messaggio che deve arrivare il 25 novembre: un messaggio di speranza perché non tutto il male rimanga inascoltato, perché chi ha colpa paghi».
Con quale spirito ha accolto la proposta di collaborazione a “Invictae. Storie di donne che resistono”?
«Una bellissima opportunità di portare avanti un percorso professionale partito da “Se non posso ballare non è la mia rivoluzione”, lo spettacolo con cui abbiamo portato in scena 93 donne i cui talenti e contributi al mondo sono spesso stati sottostimati, se non addirittura ignorati. Mi è piaciuto molto, grazie al supporto di Action Aid, poter dare la mia voce a queste donne. Sono storie di oggi ma assomigliano a storie che hanno segnato il nostro passato recente. Nel podcast racconto per esempio la storia di Raja, una ragazza indiana vittima di un matrimonio precoce e infelice che, grazie alla progettualità rivolta all’empowerment femminile, è diventata la prima donna a guidare un tuk tuk in India. Questo mi ha fatto pensare ad Alfonsina Strada, la prima donna italiana che ha gareggiato al giro d’Italia. Ci è sembrato naturale scoprire quanto le storie della resilienza delle donne ci siano vicine, come il dolore e la sofferenza individuale quasi sempre diventino una spinta e uno stimolo per fare rete. Invictae sono donne che forse non sono invincibili ma che non si sono lasciate sconfiggere, che hanno reagito a violenze e soprusi e hanno ripreso in mano il proprio destino».
Insieme a Gabriele Scotti lei ha collaborato ai testi dei quattro episodi. Su che linguaggio avete lavorato, che atmosfera, che toni avete creato per arrivare al pubblico?
«Abbiamo lavorato al testo, raccogliendo queste straordinarie storie di donne che grazie al lavoro capillare di Action Aid hanno avuto una seconda possibilità. Le loro storie, che interpreto in prima persona, ci hanno fatto pensare a dei parallelismi con figure storiche di donne che si sono battute per un ideale, per superare gli stereotipi di genere e per dare un futuro migliore alle nuove generazioni».
Mettersi in ascolto della violenza di genere per conoscerla, per riconoscerla, per combatterla. Quante e quali battaglie ancora da affrontare?
«La battaglia da affrontare è soprattutto quella della consapevolezza, del nostro valore di donne e del valore aggiunto che sappiamo dare al mondo, per imparare a dire no a ogni violenza, fisica e psicologica».
La violenza contro le donne è prima di tutto un problema culturale. Qual è la formula dell’antidoto, secondo Lella Costa?
«Parlarne e dare voce a tutte le donne. Per questo è fondamentale tenere sempre alta la guardia e viva l’attenzione, a partire dal linguaggio e dai comportamenti di tutti, in tutti gli ambiti, e tutti i giorni, non solo il 25 novembre».

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